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La magia delle fonti anonime

Chi ha ucciso Kennedy?

Cosa c’è nel Triangolo delle Bermuda?

Qual è lo scopo della Massoneria?

Facile! La risposta a queste domande non potrebbe essere più semplice. Basta aggiungere alla fine “in base a fonti anonime“. Et voilà! Ecco la risposta a qualsiasi domanda, su qualsiasi cosa o persona. E le risposte sono così tutte credibili, non grazie all’affidabilità delle fonti ma per il prestigio che ha quel particolare giornale che ha diffuso la notizia.

Di recente Reuters ha dato “l’esclusiva mondiale” che ha lasciato di stucco il settore degli antivirus. Nell’articolo, pieno di false accuse sensazionalistiche, si legge che Kaspersky Lab (KL) avrebbe creato dei malware specifici e ben mirati, li ha distribuiti anonimamente alla concorrenza con lo scopo di creare loro seri problemi e metterli in difficolta nella loro fetta di mercato. Certo. Ma si sono dimenticati di aggiungere che queste congiure hanno avuto luogo durante le nostre abituali sessioni di sauna, dopo aver parcheggiato fuori gli orsi ovviamente.

La storia di Reuters si basa su informazioni fornite da ex dipendenti KL che sono rimasti anonimi. E le accuse sono completamente prive di senso, non c’è altro da dire.

Gli ex dipendenti arrabbiati di un’azienda spesso dicono peste e corna dei loro precedenti datori di lavoro ma in questo caso si tratta di accuse ridicole. Queste fonti probabilmente sono riuscite ad attirare l’attenzione dei giornalisti ma, dal mio punto di vista, pubblicare un'”esclusiva” di questo genere, SENZA UNO STRACCIO DI PROVA, non è fare del giornalismo di qualità. Sono curioso di sapere cosa diranno su di noi la prossima volta questi “ex dipendenti” e chi crederà alle loro illazioni.

La verità è che la storia di Reuters non è altro che un insieme di fatti con l’aggiunta di pura fantasia.

Nel 2012-2013, l’industria anti-malware ha vissuto un periodo buio a causa dei falsi positivi e, purtroppo, noi siamo state una delle aziende che ha più patito questo problema. Si è poi visto che si trattava di un attacco ben organizzato al nostro settore: qualcuno aveva diffuso un software legittimo pieno di codici dannosi che colpivano il cuore di molte compagnie, tra cui KL. Non si conoscono ancora i responsabili di questo attacco ma ora si scopre che sono stato io! Giuro per me è come un fulmine a ciel sereno, sono davvero sorpreso da queste accuse senza fondamento!

Ecco cosa è successo: nel novembre del 2012 i nostri prodotti hanno generato falsi positivi su diversi file che invece erano legittimi, come il client Steam, il game center Mail.ru e il client QQ. Un’indagine interna ha evidenziato che questi incidenti erano il risultato di un attacco coordinato da una terza parte non ben definita.

Durante vari mesi prima dell’incidente, attraverso canali interni di scambio d’informazioni come il sito Internet VirusTotal , il nostro laboratorio di ricerca anti-malware ha ricevuto ripetutamente diversi file legittimi ma leggermente modificati di Steam, Mail.ru e QQ. Chi ha creato questi file vi ha aggiunto dei frammenti di codici dannosi.

Successivamente siamo giunti alla conclusione che i cybercriminali conoscevano gli algoritmi utilizzati dalle diverse aziende antivirus e sono riusciti a iniettare il codice dannoso proprio dove i sistemi automatici li avrebbero cercati.

Questi nuovi file modificati sono stati quindi considerati come dannosi e immagazzinati nei nostri database. In totale abbiamo ricevuto alcune decine di file legittimi contenenti codici dannosi.

Sono iniziati a comparire i falsi positivi quando i legittimi proprietari dei file hanno rilasciato versioni aggiornate dei propri software. Il sistema ha confrontato i file con il database dei malware (che conteneva file simili), segnalando i file legittimi come dannosi. In seguito a ciò, abbiamo aggiornato i nostri algoritmi per evitare problemi di questo genere.

Nel frattempo gli attacchi sono proseguiti per tutto il 2013 e abbiamo continuato a ricevere file legittimi modificati. Ci siamo resi conto che non eravamo gli unici obiettivi, altri nostri competitor hanno ricevuto gli stessi file e li hanno identificati come falsi positivi.

Nel 2013 si è tenuto un incontro a porte chiuse tra le aziende leader nel campo della sicurezza informatica e altri aziende che hanno subito conseguenze per questi attacchi; hanno partecipato anche vendor non colpiti dal problema ma del quale erano a conoscenza. Durante questo incontro sono state condivise informazioni sull’accaduto per capire le ragioni dell’attacco e per lavorare a un piano d’azione. Purtroppo non è stata raggiunta una soluzione anche se sono emerse alcune teorie interessanti soprattutto in merito agli autori dell’attacco. In particolare, alcuni partecipanti al meeting erano dell’opinione che si trattasse di alcuni vendor di AV, oppure che l’attacco fosse un tentativo da parte di una mano sconosciuta quanto potente di modificare i propri malware in modo che non potessero essere individuati dai principali prodotti antivirus.

Accuse come queste non sono niente di nuovo per noi. È dalla fine degli anni ’90 che dovrei portare sempre con me alle conferenze stampa un cartello con su scritto “NO!”, mi farebbe risparmiare un sacco di tempo. E farei riferimento al cartello nel caso mi facessero la solita domanda “Siete voi a scrivere i virus, così i vostri prodotti possono ‘curare’ le infezioni?”. Sì, certo. E ancora oggi mi fanno la stessa identica domanda. Ma davvero pensano che un’azienda che lavora onestamente da oltre 18 anni debba ricorrere a certe cose?

Sembra che certe persone preferiscano condannare piuttosto che dichiarare innocente qualcuno fino a prova contraria. E sicuro ci saranno sempre persone così. C’est la vie. Spero davvero che la gente vada oltre queste accuse anonime, sciocche e prive di fondamento. L’unica cosa che posso dire è che continuerò a lavorare sodo nel mio settore per rendere il digitale un mondo più sicuro; il nostro impegno è quello di combattere le minacce informatiche, anche quando non sappiamo chi siano gli autori.

 

Auto controllate in remoto da un hacker: è realtà

Da qualche anno ormai, ogni tanto succedono degli episodi davvero preoccupanti nel mondo dell’informatica, che mettono il mondo in agitazione. Per i non addetti ai lavori, comunque sia, si tratta di un flusso costante di spiacevoli sorprese apparentemente inevitabili. Invece io e i miei colleghi, quando veniamo a conoscenza di queste notizie, annuiamo, facciamo l’occhiolino o alziamo il sopracciglio alla Roger Moore come per dire “Ce lo aspettavamo, perché ci hanno messo così tanto?”

Noi che analizziamo e studiamo costantemente le principali tendenze del Dark Web, ovviamente ci facciamo un’idea di chi c’è dietro a certi fenomeni e le motivazioni; in questo modo possiamo prevedere come si evolveranno le cose.

Ogni volta che avviene uno di questi eventi “inaspettati”, mi trovo nella difficile posizione di dover fare una qualche dichiarazione in merito (o dei veri e propri comunicati) per far capire che è così che continueranno ad andare le cose. Ancor più difficile è far capire che sto ripetendo sempre le stesse cose da anni ormai. In realtà dovrei solo aggiornare un po’ il sermone, della serie: “vi ho già avvisato e voi che pensavate che volessi solo vendere i miei prodotti!”.

Insomma, avete capito (a nessuno piace ascoltare la frase “ve l’avevo detto”, per cui vado avanti).

Allora, di quale spiacevole minaccia stiamo parlando stavolta? Riguarda un settore che mi sta particolarmente a cuore, il mondo dell’automobile!

Qualche giorno fa la rivista WIRED ha pubblicato un articolo con questa frase di apertura: “Stavo guidando a 110 km/h quasi nel centro della città di St. Louis quando l’exploit ha iniziato a prendere il controllo“. Cooosa?

 

L’articolo descrive un esperimento di successo in cui alcuni hacker ricercatori di sicurezza hanno “ucciso” un’auto fin troppo “intelligente”: hanno analizzato minuziosamente (durante un lavoro di mesi) il sistema computerizzato Uconnect di una Jeep Cherokee, alla fine, hanno trovato una vulnerabilità e sono riusciti a prendere il controllo via Internet delle funzioni principali del veicolo, proprio quando il giornalista di WIRED stava guidando l’auto in autostrada! Non sto scherzando e non sto parlando di un caso da laboratorio, su un’auto specifica. La vulnerabilità trovata dai ricercatori colpisce circa mezzo milione di vetture. Il “cooosa?” è di nuovo d’obbligo.

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Il più piccolo grande paese del mondo

Ciao a tutti!

Questo sarà l’ultimo post della mini-serie su San Pietroburgo. L’argomento “luoghi da visitare” continua, ma con una piccola differenza: in questo post descriverò un luogo che sembra un museo ma che in realtà museo non è. O forse sì. Mmm, non saprei, so solo che dovete venirci assolutamente!

Potrebbe sembrare un museo o una galleria d’arte in cui è assolutamente vietato toccare le… opere… anche se non si tratta di opere d’arte nel senso classico del termine… Confusi? A breve sarà tutto chiaro…

Cartello: “Ha toccato il modellino” Maglietta: “Sono in castigo”

Ecco il Grand Maket Rossiya! Maket è una parola che in russo ha vari e simili significati, ma che potrebbe essere tradotto tipo “inganno”. Una parola che ci sta bene, visto che nelle altre lingue hanno lasciato questa parola, che non ha alcun significato per chi non conosce il russo. In realtà si tratta di una riproduzione in scala dell’intera Russia, in questo senso il più piccolo grande paese del mondo. Si tratta della seconda riproduzione in scala più grande del mondo, dopo la Miniatur Wunderland di Amburgo.

È un posto unico, incredibile, davvero divertente. Da fuori sembra nulla di che, un edificio piccolo e piuttosto anonimo, ma dentro… Mamma mia! È come il TARDIS di Doctor Who. Una riproduzione in scala assolutamente spettacolare, un mega giocattolo per bambini (e adulti). Sì, lo sappiamo, non è un giocattolo perché non si può toccare. :)

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Meraviglie su rotaia a San Pietroburgo

Ci sono tanti tipi di musei.

Ci sono i musei veri e propri (nel senso più classico del termine), poi ci sono mostre, esposizioni, installazioni… ci sono altre parole per descrivere eventi di questo tipo? Ah, sì, e poi ci sono i graffiti! Alcuni graffiti sono di una bellezza notevole, le consideriamo installazioni artistiche o il risultato della creatività di qualche hooligan? Eliminiamo quest’ultima idea, perché, a mio modesto parere, ci sono alcuni graffiti che sono delle vere opere d’arte. Ma non voglio divagare, come faccio solitamente, ritorniamo all’argomento originario.

Dicevamo, i musei…

A San Pietroburgo ce ne sono di tantissimi. È come se fosse la capitale mondiale dei musei.

Capisco che se confrontiamo i musei di San Pietroburgo con, ad esempio, il Louvre o il British Museum, i primi perdono d’importanza. Tuttavia, considerando il difficile passato di San Pietroburgo, i suoi musei possono essere considerati dei veri e propri miracoli. Nell’epoca post-imperiale non è che ci si preoccupasse molto dei musei, e lo stesso è stato negli oltre 70 anni di Comunismo. Ovviamente la Seconda Guerra Mondiale è stato un grande impedimento e poi c’è stato il periodo successivo alla caduta del Comunismo… Insomma, in tutti questi anni i musei non hanno ricevuto generosi finanziamenti statali o privati così come è avvenuto nel mondo occidentale. Forse mi sbaglio ma questa è la mia impressione, correggetemi pure se sbaglio.

Ok, sto divagando di nuovo. Ritorniamo all’argomento principale.

A San Pietroburgo ci sono i “soliti sospetti”: i musei dove i bambini vanno in gita, quelli tradizionali. E noi invece abbiamo deciso, come sempre, di essere alternativi, di mescolare un po’ le carte in tavola. Siamo andati al… Museo dei treni! piter-muzey-parovozy-1Vado dritto al punto, lo consiglio vivamente, soprattutto ai maschietti (spero di non sembrare sessista). Nel negozio di giocattoli del museo ovviamente ci sono soprattutto treni, ragazzi, è il paradiso dei treni! Tantissimi esemplari in mostra per raccontare la storia di questo mezzo di trasporto così unico, chic e romantico, da pezzi meravigliosi ad alcuni spaventosi, da alcuni che passano inosservati ad altri assolutamente incredibili (ovviamente questi ultimi sono i più interessanti).

Basta chiacchiere, lascio parlare le immagini. Se volete maggiori informazioni, c’è una cosa che si chiama Internet, ne avrete sentito parlare. :) Oppure potete fare zoom sulle foto e leggere le info scritte sulle placche.

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San Pietroburgo dall’alto

Ciao a tutti!

È sempre bello recarsi in un posto dove poter ammirare il paesaggio circostante dall’alto. Ma è ancora meglio volare per godere della migliore vista. Il massimo, poi, è prendere un elicottero e ammirare una città meravigliosa e unica come San Pietroburgo.
Ebbene, eccoci sull’elicottero…

L’itinerario: Pulkovo – Petergof – Bolshaya (affluente del Neva) – fiume Neva – Malaya Nevka – Pulkovo.

Non ho nient’altro da aggiungere sinceramente, ma molto da farvi vedere…

Petergof:

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La complicata San Pietroburgo

San Pietroburgo d’estate, soprattutto tra giugno e luglio, è complicata. Probabilmente saprete già che quasi non c’è notte in tutta l’estate. E neanche il sole: nell’emisfero nord in questo periodo dell’anno il sole si fa vedere all’orizzonte per qualche ora per poi ricomparire direttamente il giorno successivo. Il risultato? I giorni sembrano non finire mai, beh, è così in effetti. In camera bisogna dotarsi di tende o di una mascherina per gli occhi per fare una bella dormita “notturna”.

C’è anche un’altra cosa: bisogna assicurarsi di trovarsi nel luogo desiderato prima che si alzino i ponti e non si possa più passare. Altrimenti…. oops! Comunque sia, questi ponti basculanti hanno i loro vantaggi: quale scusa migliore per non trovarsi dove si dovrebbe essere (e non si desidera andare)? “Non ce la faccio a venire, davvero. Non posso proprio materialmente. Hanno tirato su i ponti!”

Come dicevo, San Pietroburgo è complicata in questo periodo dell’anno.
Rimane comunque meravigliosa. Guardate queste foto, non ho ragione?

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Come aiutare i salmoni a riprodursi

Nel mondo ci sono tantissimi fenomeni, naturali e non, davvero curiosi.
Alcuni fenomeni sono belli da vedere e innocui, come le Horizontal Falls di Kimberley, Australia, le cascate artificiali della diga di Itaipú o gli indimenticabili tramonti di Santorini.
Altri, invece, sono terribili e distruttivi, come le eruzioni vulcaniche, i terremoti e gli tsunami.

Esiste la simmetria statica di montagne e vulcani, il movimento lento e costante della tettonica delle placche, dei ghiacciai e delle nevi. Esistono fenomeni imprevedibili e preoccupanti come le valanghe e altri cataclismi di ogni sorta. E poi ci sono le inondazioni improvvise e disastrose che avvengono con intermittente regolarità. Le inondazioni avvengono quando gli dei si dimenticano di mettere il tappo quando si concedono un bel bagno. Così l’uomo tiene che intervenire, progettando e costruendo grandi strumenti di protezione per drenare l’acqua delle inondazioni, per ovviare alla sbadataggine divina.
Una zona in cui questa specie di “amnesia” avviene con maggiore frequenza è la regione europea della Russia, accanto al Golfo di Finlandia, soprattutto attorno al delta del fiume Neva. Per una sfortunata coincidenza, è proprio qui che è situata la città di San Pietroburgo. Una città conosciuta per il suo spirito eroico, per le vittorie ottenute, per l’eredità culturale imperiale e, purtroppo, anche per le catastrofi naturali legate all’acqua. Per chi fosse interessato all’argomento, consiglio di cliccare su questo link.

Volete approfondire ancora? Leggete “Il cavaliere di bronzo“, è bellissimo. Qui il link, con tutta una serie di commenti.

Vi racconto la versione breve:
San Pietroburgo ovviamente doveva fare qualcosa per il problema delle inondazioni, e così è stato. Ne ho sentito parlare in passato, ma solo da poco sono riuscito a vederla: la città di San Pietroburgo è protetta tutto intorno da una grande diga. Le descrizioni di Pushking delle inondazioni per fortuna ora sono solo un brutto ricordo.

Gli ingegneri e i tecnici hanno completamente sconvolto il concetto di diga per questo capolavoro della mente umana. Hanno optato per un “complesso di impianti protettivi contro le inondazioni”. E come dare loro torto?

Un po’ di dettagli tecnici…

C’era bisogno di una costruzione in grado di far passare grandi quantità di acqua dal Golfo di Finlandia alla Baia della Neva ma, all’occorrenza, quando le alte onde del Mar Baltico diventavano minacciose, doveva creare una barriera molto alta per evitare che inondassero la città. L’impianto doveva inoltre consentire il passaggio giornaliero delle navi e non interferire, ovviamente, con il delicato ecosistema marino della zona.
I primi progetti per la “diga” risalgono al XIX secolo, ma i lavori sono iniziati solo nel 1979 (link per maggiori informazioni). Poi è arrivato il Comunismo e alla fine degli anni ’80 i lavori si sono fermati. Passiamo direttamente agli anni 2000, quando è stato ripreso il progetto, che è poi stato completato nel 2011. Il risultato è un’autentica meraviglia!
Ho cercato su Internet delle dighe simili ma non è che abbia trovato molto, le altre sono più piccole. Ce n’è una a Londra, un’altra in Olanda, un’altra ancora sul fiume Elba. Ma tutte piccole in confronto al nostro colosso da 25 chilometri. Sono rimasto davvero colpito.
C’è un altro impianto anti-inondazioni che sta per essere costruito a New Orleans e, quando verrà completato, sarà addirittura più grande. Per il momento, la diga di San Pietroburgo è la numero uno!

Per i non addetti ai lavori, si tratta di una sorta di autostrada di 25 km che attraversa il Golfo di Finlandia da lato a lato, simile a quella che si vede in Miami Vice che collega Miami a Keys (ma è più lunga e non si tratta di un impianto anti-inondazioni). Catrame liscio, segnali ben definiti, strade di entrate e di uscita. Spettacolo.
piter-damba piter-damba piter-damba Continua a leggere: Come aiutare i salmoni a riprodursi

S(oleggiata) Pietroburgo*

[vedere il penultimo paragrafo]

Gli ultimi post di questo blog facevano parte di una serie. Ho trattato l’argomento Kimberley in 7 puntate, sarà la volta dei luoghi più belli (lo vedrete a breve) e ora vi propongo il primo post di un’altra serie, quella su San Pietroburgo, la finestra d’Europa.

Eccoci qua!

Prima una bella introduzione… Mi dilungo mai io? :)

Per ragioni sconosciute, di recente ho deciso di ricordare tutte le città della Russia in cui sono stato. Parlo di città dai 100 mila abitanti in su, città in cui sono stato per qualche giorno e non di passaggio. Non ho considerato quelle città in cui sono state poche ore aspettando il volo successivo.

Bene, risulta che della Russia ho visitato 14 città in totale, passando per i 4 punti cardinali da ovest, a sud, da nord a est sono stato a: Kaliningrad, Pskov, Velikiy Novgorod, San Pietroburgo, Mosca Rostov sul Don, Novorossiysk, Kazan, Saratov, Volgograd, Sochi, Jacuzia, Novosibirsk, Petropavlovsk-Kamchatski.

Ovviamente ci sono altre città e cittadine in cui sono stato ma che non ho incluso per le regole che vi ho menzionato prima. Le altre città “visitate” non incluse nella lista sono:

Uriupinsk, Kozmodemyansk, Dmitrov, Dubna, Kolomna, Torzhok, Kozelsk, Kem, Belomorsk, Kholmsk, Yuzhno-Sakhalinsk, Lukhovitsi e tante, tante altre…

Mi sono chiesto poi come sarebbe stata la mia lista delle città negli Stati Uniti. Wow… 16! Due in più rispetto alla Russia:

Anchorage, Seattle, San Francisco, Los Angeles, Las Vegas, Minneapolis, Chicago, Louisville, Dallas, Austin, Boston, New York, Washington D.C., Atlanta, Orlando, Miami.

Le città non incluse nella lista originaria sono: Honolulu (Hawaii), Valdez (Alaska), Sedona (Arizona), Palo Alto & San Jose (California), El Paso (Texas), Page (Arizona), Key West (Florida) e altre (ho lasciato fuori anche Woburm, una delle nostre sedi).

Vediamo… gli abitanti statunitensi sono praticamente il doppio dei russi (320 milioni contro 140 milioni). Ciò vuol dire che una città della Russia dovrebbe avere un doppio coefficiente in questa classifica. No, non funziona così, allora non so cosa dovrei dire di Singapore! (popolazione di 5,5 milioni di abitanti, 25 volte meno della Russia).

Diamo un’occhiata alle popolazioni delle città (e dei paesi) che ho visitato…

Norvegia, cinque milioni di anime e ho visitato due città: Oslo, la capitale e Bergen, il doppio di Singapore. Cos’altro?

Nuova Zelanda! 4,4 milioni di persone. Ci siamo acclimatati e abbiamo girovagato per Auckland, trascorso una notte a Christchurch e visitato i luoghi d’interesse il giorno successivo. Poi è stata la volta di Wellington e Dunedin, una notte in ogni posto ma non abbiamo visto nulla per cui non contano.

Abbiamo nella lista un paese con meno di due milioni di abitanti? Ebbene sì!

Gabon! 1,6 milioni di abitanti, sono stato a Libreville per qualche giorno solo sei settimane fa. E poi c’è Cipro con Limisso, Nicosia e Pathos (solo di passaggio), insomma Cipro non fa concorrenza (anche se contiamo 1 milione di abitanti). Ad Andorra ho fatto un giretto, ho sciato anche (85 mila abitanti). Chi è il vincitore? Principato di Monaco, Monte Carlo! Vince il premio con i suoi 30 mila abitanti (e ci sono stato molte, molte volte).

Se bisogna prendere in considerazione il coefficiente “handicap” allora arriviamo a Monte Carlo. Eguaglia 4500 città in Russia o 10 mila città negli Stati Uniti. Qui c’è qualcosa che non va, questo metodo non funziona. Dobbiamo considerare anche i coefficienti economici, geografici, da zona… Mmmm, mi sono stufato, ho già scritto a sufficienza sull’argomento….

Ok, basta parlare di numeri :)

Mettiamo un attimo da parte elucubrazioni su confronti sperimentali e ripartiamo dall’inizio… sono stato a San Pietroburgo (nota per i lettori statunitensi, parlo di quella vera!)

La meravigliosa, spirituale, seduttrice, sensuale, monumentale San Pietroburgo. L’ultima volta ci sono stato 7 anni fa, nell’estate del 2008, durante una conferenza con i partner. E da allora ogni anno mi riprometto di tornarci; purtroppo fino ad ora non c’è stata occasione.

Sette anni di promesse. Nel frattempo, a San Pietroburgo abbiamo aperto una sede, siamo cresciuti e ora vi lavorano 80 dipendenti per il bene dell’azienda e del mondo intero. Molte cose sono cambiate e ho sempre dovuto rimandare la visita, ma alla fine ce l’ho fatta! Urrà! E devo dire che San Pietroburgo è una delle città più belle del mondo.

Cosa non è cambiato dall’ultima volta? Il fiume Neva continua ad attraversare la città, c’è ancora la Prospettiva Nevskij, la Cattedrale di Sant’Isacco, l’Ammiragliato, la Fortezza di Pietro e Paolo e l’Astoria. I ponti sono ancora aperti e Peterhof è ancora strapiena di gente.

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La mia top 100, versione 2015: introduzione

Ciao a tutti!

Molti di voi avranno notato quanto mi piace girovagare per il mondo, lo faccio piuttosto spesso. È vero che la maggior parte delle volte si tratta di lavoro (per meeting, conferenze, interventi ecc), ma cerco sempre di ritagliarmi del tempo libero per visitare i dintorni del posto in cui mi trovo per i miei affari. A volte ho solo il tempo di dare un’occhiata, scattare qualche foto e andare via, altre mi dedico anima e corpo a studiare con attenzione i fenomeni naturali e storicii che mi trovo di fronte.

Quando mi trovo ad ammirare queste meraviglie del mondo, penso tra me e me “tutti dovrebbero vedere tale spettacolo”. E poi di solito il mio pensiero successivo è ” cos’altro vale la pena di vedere nel mondo?” Quali sono i luoghi più incredibili e interessanti del nostro pianeta? Tanti anni fa mi è capitato tra le mani un libro dal titolo “I 100 posti più belli al mondo”, o qualcosa del genere. Più o meno nello stesso periodo ho visto in TV un programma intitolato “I 20 luoghi da visitare prima di morire” (o, anche qui, qualcosa del genere).

Dopo aver visto entrambi, il primo pensiero che mi è passato per la testa è stato “non sono d’accordo”, probabilmente gli autori del libro e gli autori del programma non avevano visto molto del mondo, forse non erano le persone adeguate per redigere questo elenco. Ho deciso, quindi, d’intervenire in prima persona e di creare una lista tutta mia dei “posti più belli e più interessanti del pianeta, da visitare una volta nella vita avendo tempo e denaro s a disposizione” (o qualcosa del genere).

La “prima edizione” della mia Top 100 risale a dicembre 2011 (qui trovate la versione e-book). Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti (sono salito su tantissimi aerei, ho visitato e fatto ricerche su decine di posti nuovi) e questo elenco ha subìto delle modifiche sostanziali (nella mia testa), in meglio ovviamente. È arrivato il momento di apportare i dovuti cambiamenti e di sottoporre il nuovo elenco all’attenzione di lettori, viaggiatori esperti, turisti occasionali o semplici appassionati del mio blog.

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Kimberley, Australia: VII parte

Come avevo accennato l’ultima volta, in questo post farò una breve carrellata di ciò che non abbiamo potuto vedere a Kimberley, ma che ci sarebbe davvero piaciuto visitare.

Il territorio di Kimberley è immenso, sarebbe stato impossibile visitarlo tutto in tre giorni (un misero weekend). Comunque sia, mi hanno detto che abbiamo visto il meglio. E poi abbiamo raggiunto un altro obiettivo: ora so dove, quando e in che modo la prossima volta esplorerò le bellezze naturali che mi mancano. Quello che segue è una sorta di piano d’azione per visite future.

Ecco alcune informazioni fondamentali per organizzare una bella vacanza a Kimberley, Australia:

  • Mesi ideali: aprile-maggio, subito dopo la stagione delle piogge. Per ammirare le cascate in tutto il loro splendore;
  • Micro-timing del viaggio: meglio andare quando c’è Luna piena o Luna nuova, quando le maree sono al loro estremo;
  • Prendersi un paio di giorni per i viaggi in aereo o per le escursioni; così da avere il tempo per tutti i luoghi descritti e fotografati nei post 1-6 su Kimberley;
  • Noleggiare una barca per, diciamo, 10 giorni (preferibilmente con un elicottero, oppure accordarsi con una compagnia locale);
  • Salpare da Broome per arrivare a Wyndham (o nelle vicinanze, dove c’è spazio per attraccare) per poter ammirare tutte le meraviglie della costa.

E le meraviglie della costa sono le seguenti:

1. King Cascade, da qualche parte su questo fiume (è strano, su Internet non si trova molto a riguardo). Si trova a circa 200 km a nord-est delle Horizontal Falls. Qui trovate qualche foto presa da Internet.

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