Non date da mangiare ai Troll!

Signore e signori, un attimo di attenzione per favore!

Buone notizie in vista! Dopo 3 anni e mezzo di battaglie legali contro le imprese “patent trolls” (società che acquistano brevetti per rivenderli o concederli in licenza) il team di Kaspersky Lab ha finalmente ottenuto una vittoria ridondante! Questo era il nostro primo contenzioso legale riguardo alle patenti negli Stati Uniti, ed abbiamo vinto! Certo, abbiamo dovuto in qualche modo fare qualche accorgimento ai nostri poveri display russi agli Europei del 2012 J

Ecco un riassunto.

Quattro anni fa, delle patent trolls apparvero sulla scena cercando di dimostrare che stavamo utilizzando tecnologie che erano state brevettate da qualcun altro.

Proprio perché ci aspettavamo questo genere di cose, e conoscevamo approfonditamente chi erano le patent trolls – almeno teoricamente – abbiamo dato l’incarico al dipartimento brevetti di Kaspersky di lavorare durante diversi anni alla preparazione del nostro solido brevetto, capace di resistere contro qualsiasi altro tipo di brevetto, troll e “black hats” (hackers malintenzionati).

Questa vicenda ebbe inizio presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti, esattamente presso il Distretto Orientale Texano. Per come si stavano mettendo le cose all’inizio, le cose stavano andando di male in peggio, ma non pensammo nemmeno per un istante di arrenderci. Anche se avessimo perso, avremmo lottato con tutte le nostre forze.

E proprio pochi giorni fa è arrivato il verdetto definitivo.

La Corte del Distretto Orientale del Texas ha annunciato il suo verdetto in merito alla causa intentata da IPAT ed ha totalmente respinto tutte le accuse contro Kaspersky Lab. E, cosa più importante, lo ha fatto con una condizione, cioè che IPAT non può più intraprendere alcuna denuncia in merito a questi brevetti!

Ma questa non è semplicemente una semplice vittoria legale.

Semplicemente, un’azienda IT batte una patent troll statunitense, e tutto ciò in casa loro. In secondo luogo, siamo stati l’unica azienda su un totale di 35 aziende, che non hanno dato nessu grattacapo alle trolls, a sfidarli su tutti i fronti. Terzo, abbiamo vinto in corte contro una vera potenza a tutti i livelli per quanto riguarda i sistemi troll che ha sconfitto parecchi “pesci grossi” durante molti anni. In pratica, siamo stati portatori di un forte messaggio, che risiede nel fatto che si può lottare contro le patent trolls. Qualsiasi corte extragiudiziale incoraggia queste patent trolls ad iniziare nuove cause e di solito ciò produce un effetto negativo sullo sviluppo del settore IT.

E adesso vi riepilogo il tutto in ordine cronologico.

Tra il 2008 ed il 2009 IPAT iniziò due reclami nei nostri confronti ed altri 34 contro altre aziende, accusandoci di infrangere 2 brevetti (United State Patents 5311591 e United State Patents 5412717).

Come potrete ben vedere, c’è una sorta di “sport nazionale” negli Stati Uniti” basato sulle pecularietà dei sistemi dei brevetti dei vari paesi. Si possono brevettare progetti non ancora pronti, o addirittura brevettare un’idea nel senso più ampio del termine – non importa se poi realmente queste idee verranno completate e se verranno implementate.

Nel 1990 queste “peculliarità” sono state riscontrate in un grosso numero di brevetti che sono stati concessi per diverse “tecnologie” che furono formulate in modo tale da coprire virtualmente ogni tipo di innovazione. Per esempio, ci fu il caso degli emoticons, l’aggiornamento dei caratteri nei giochi online, il completamento automatico dei moduli web, l’attivazione di prodotti attraverso un codice di attivazione, acquisti online tramite 1 solo click

Infatti, ci sono un sacco di altre interessanti storie a riguardo. È come se nessuno avesse brevettato Internet. Anche se tu probabilmante non ne sei a conoscenza – si tratta probabilemte solo di trovare una persona imputabile).

In altre parole, è come se la natura odiasse l’assenza di novità.

Numerosi trolls “parassiti” sono usciti allo scoperto non appena hanno fiutato l’opportunità di fare soldi. Un sacco di soldi. In effetti, si tratta di un sacco di soldi facilmente ottenibili. Prendiamo l’esempio di una delle patent trolls maggiormente in auge identificata con il nome di Acacia Research Corporation. Nel primo trimestre del 2012 ha registrato un fatturato di 99 milioni di dollari, di cui 50 milioni erano puro profitto. RPX, un’azienda che ha a che fare con il nostro “vecchio amico” IPAT, ha registrato un fatturato di 44 milioni nello stesso periodo e 8 milioni e 600 dollari di profitti.

Molte altre patent trolls, addirittura hanno investito con successo questi soldi in Borsa. Niente male, che ve ne pare? Dimenticatevi di affari di armi, traffico di droga e cybercrime! Qualsiasi cosa qui è legale, completamente trasparente e rispettabile!

In base alle nostre previsioni, il volume d’affari di questo mercato si aggira intorno ai 10 miliardi di dollari! E questa cifra è destinata ad aumentare. Nel 2011, il numero di cause relative ai brevetti è cresciuto di quasi il 100% rispetto al 2010, e da qui a cinque anni, il contibuto delle licenze ai trolls sarà cresciuto ben 650 volte!

Crescimento del numero delle cause riguardo ai brevetti che vedono involucrate le NPEs (Non-Practicing-Entities)

 

Fonte: Patent Freedom

Ciò non sarebbe stato poi così male se questi soldi fossero stati investiti per permettere agli sviluppatori e creatori di investirli in ricerche ed essi avessero difeso gli interessi dei venditori di software onesti. Ad ogni modo, i trolls possono essere classificati come NPE (Non Practicing Entity), che attualmente non producono nulla, non rischiano nulla e non possiedono nulla eccetto patenti.

Essi godono anche di un livello di supporto dalle lobbying (gruppi di pressione) che usufruiscono di alcuni privilegi. Di conseguenza, non è facile combattere contro di loro – non puoi colpirli con una controquerela per dei prodotti che non possiedono e pertanto nessun brevetto risulta infranto. Quest’ultimo punto, ad ogni modo, è chiave per garantire l’equilibrio dei brevetti che esiste tra le aziende IT. Parlando in termini generali: basta provare a creare delle querele infondate contro i tuoi vicini ed immediatamente si riceverà una controquerela.

Come lavorano le patent trolls è una storia completamente differente che si potrebbe paragonare con quello della celebre organizzazione criminale protagonista del film Il Padrino. Il paragone con l’associazione criminale risiede nel fatto che, se tu scovi all’interno delle patent trolls, vedrai che le loro tecniche non sono affatto migliori di quelle del racket.

Come funziona il sistema delle patent trolls?

Il software delle patent trolls è evoluto durante più di 20 anni. Non è più un piccolo ufficio sparso chissà dove trattando questioni di poco conto, ma si tratta di un ben congegnato sistema. Esso non specifica nemmeno che il suo principale assetto ha a che vedere con i brevetti. A differenza di noi e di altre aziende che correttamente seguiamo i passi relativi all’acquisizione del brevetto, le trolls riescono a citare in giudizio i proprietari dei brevetti esistenti e facendo leva sulla propria astuzia, riescono a convincerli a comprare in blocco i loro brevetti, ottenendo in questo modo dei brevetti in maniera per lo meno discutibile. Esse studiano minuziosamente i brevetti, stilano una lista di vittime potenziali, valutano le probabilità di successo, valutano la loro posizione e stabiliscono l’argomento di cui tratterà la querela.

Questo è il punto in cui la cosa inizia ad assumere connotati interessanti

 

Esistono trolls “militanti” e trolls “aggiunti”. I processi d’archiviazione precedenti, si danno batttaglia in tribunale, non si pongono nessun tipo di problema a compiere estorsioni lampanti, insinuazioni, attacchi contro i partners dell’imputato, etc. Quest’ultimo gruppo, dei trolls “aggiunti” agiscono da “buoni poliziotti”, posizionandosi come i difensori degli imputati ed andando contro i trolls “militanti”. Facendo un riassunto della situazione. Quando il cappio al collo della vittima inizia a stringersi, i trolls “aggiunti” appaiono sulla scena offrendo l’opportunità di unirsi al loro pool di brevetti per una somma molto più ragionevole che quella spropositata richiesta dai trolls “militanti”. Così avviene che il troll aggiunto firma un accordo di licenza con il cattivo troll “militante” per quello stesso brevetto. Per quanto ne sappiamo, le tariffe delle “licenze annuali” per l’uso del pool di brevetti possono oscillare tra decine di migliaia di dollari e diversi milioni di dollari. La più grande cifra di cui siamo venuti a conoscenza è di 7 milioni di dollari. Questa cifra potrebbe essere perfino maggiore.

Io dissi ai nostril avvocati nel 2008 che noi di Kaspersky non avremmo fatto  marcia indietro – ci saremmo presentati di fronte alla corte e avremmo lottato contro di loro, giocandoci fino all’ultima cartuccia a disposizione. Si trattava del nostro primo conflitto a fuoco per via di un brevetto e noi decidemmo di restare sui nostri passi e difendere i nostri diritti. Alla fine, tutto è bene ciò che finisce bene, anche se ci costò 3 anni e mezzo di lavoro e 2 milioni e mezzo di risorse aggiuntive. Ma adesso che siamo diventati dei “ guerrieri”, abbiamo inviato un chiaro segnale alle patent trolls in merito a quello che le attenderà in futuro. Ma ad ogni modo, non ho voglia di annoiarvi con i dettagli o svelarvi alcuni dei segreti delle nostre strategie segrete.

Ci siamo ritrovati all’interno di una posizione interessante. Praticamente, non si trattava di una lotta contro le patent trolls, ma piuttosto di una guerra contro il sistema dei brevetti degli Stati Uniti in generale. Sì, ufficialmente si sarebbe dovuto trattare di proteggere e favorire l’innovazione, ma allo stesso tempo si chiuse un occhio sulle attività delle patent trolls! Tramite l’estorsione di miliardi di dollari ogni anno alle compagnie high-tech, le aziende patent trolls stanno in pratica sottraendo risorse alle ricerche sull’innovazione!

Il sistema dei brevetti degli Stati Uniti si trova di fronte a un serio problema. Se il giro d’affari delle trolls continua a crescere ai ritmi attuali, invece di stimolare l’innovazione, provocherà uno stop al processo tecnologico.

Ad essere onesti, le stesse compagnie di software devono considerarsi colpevoli.

Io riesco a capire le piccole aziende, ma perchè dei pesci grossi come Microsoft e Apple scendono a patti in corte con le patent trolls?  In cosa si differenziano dagli altri ricattatori, i classici che ti prendono di mira non appena scoprono una minima debolezza? E loro fanno tutto ciò senza essere puniti, addirittura aumentano il loro giro d’affari! Perchè non bloccare i brevetti delle imprese trolls e rendere il loro giro d’affari illegale? A lungo termine, questo approccio eliminirebbe le trolls patent definitivamente – i loro giudizi diventerebbero eccessivamente costosi, a causa dell’imprevedibile esito dei verdetti. Ciò sarebbe del tutto vero se noi iniziassimo ad intaccarli  gradualmente con querele in merito all’invalidità dei brevetti e accusandoli di esercitare pressioni ricorrendo a tecniche estorsive.

Invece, i nostril colleghi dell’industria informatica fanno tutto l’opposto e scendono a patti durante i giudizi con le patent trolls. E qui mi sto riferendo ai componenti delle altre 34 aziende imputate – includendo Symantec, McAfee, F-Secure, Sophos, ESET, CheckPoint, and AVG – che firmarono un accordo con  RPX (un’azienda fornitrice di soluzioni di gestione dei rischi legati ai brevetti).

In conclusione, non alimentare le imprese troll … e salva il progresso tecnologico!

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