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Non me l’aspettavo… ho 49 anni!

Lo so, si tratta di qualcosa di programmato, ma devo dire che il mio 49esimo compleanno è stato come una sorpresa.

Diciamola tutta, è una data importante che mi ha provocato un mix di sentimenti, tra soggezione e smarrimento. Davvero l’anno prossimo compiò 50 anni? Wow! Mi sa che devo inziare a prepararmi già da ora. Cifra tonda, anche se nel mio settore si conta più con il sistema numerico esadecimale. E così in un momento torno ad avere 31 anni, mica male. Chissà, da ora in poi potrei contare i miei anni con il sistema esadecimale. Sarebbe meno preoccupante e nessuno dovrebbe organizzare a breve una festa per i miei 50 anni. :)

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Valigia smarrita… not ok

Immaginate la scena: state guardando dal finestrino dell’aereo in attesa della partenza e osservate il personale che smista i bagagli. All’improvviso vi accorgete che hanno finito ma che hanno lasciato una valigia a terra… e rimane lì, tutta sola. Una valigia nera, bella ingombrante. E vi accorgete che è la VOSTRA valigia! Bella sensazione, vero?

Washington-Zurich-Budapest

Un momento… quella valigia la conosco…

Eccola lì, sull’asfalto mentre dovrebbe essere già nella stiva dell’aereo. A uno sguardo più attento, si può notare una targhettina arancione su cui c’è scritto “NOT OK”, in maiuscola. Beh, in effetti qualcosa che non quadra c’è se la valigia è ancora a terra.

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La storia su una barca

Dal punto di vista di un turista, Washington D.C. non è che sia la città più interessante del mondo. Oserei dire che è piuttosto noiosa.

Il monumento a Washington, il Lincoln Memorial, la Casa Bianca, il National Air and Space Museum, altri musei… direi che per la maggior parte dei turisti è tutto che c’è da vedere in questa città. In ogni caso, se non avete molti giorni a disposizione ma vi piacerebbe conoscere tutto ciò che è relazionato agli Stati Uniti, vi consiglio di saltare Washington e di vedere altri posti come San Francisco e New York oppure, perché no, anche Arizona (il Grand Canyon in particolare), California (e le sue sequoie) e il nord-ovest vulcanico dello stato di Washington. Nel periodo luglio-settembre non sarebbe male Alaska. Potrei continuare all’infinito, ma credo che questi siano i posti migliori.

In ogni caso, questa volta mi trovavo a Washington D.C. e  avevo bisogno di qualche attrazione turistica per riempire la giornata. La cosa non è che promettesse bene, ma alla fine…

Per mio sommo stupore, ho scoperto che a Washington D.C. ci sono alcuni posti che raccontano la storia (recente ma comunque ricca) degli Stati Uniti e del suo impero. Ho avuto occasione di visitare uno di questi posti, e sono rimasto davvero sorpreso da tutto ciò che ho visto. Sto parlando dell’ex yacht presidenziale Sequoia.

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Come in una scatoletta di sardine

All’inizo avevo pensato di mettere”carro bestiame” come titolo a questo post, ma forse sarebbe stato esagerato. Della serie “Triplo orrore! Mancava a bordo il caviale di beluga?”. Diciamo che non sarebbe stato appropriato.

In sostanza, voglio lamentarmi un po’.  In particolare voglio lamentarmi per un servizio non eccellente.

Ero seduto in uno degli otto posti (in una stessa fila) della business class del volo United Airlines UA988 diretto a Washington e proveniente da Francoforte. Mentro ero seduto lì, pensavo all’esperienza di volo totalmente opposta che ho vissuto durante il volo Singapore-New York con Singapore Airlines.  Un volo di 18 ore non stop e per ogni fila c’erano solo 4 sedili (anche se i prezzi dei posti erano diversi).

Sul volo United, invece, vigeva lo schema 2-4-2, per poi arrivare fino a 8 sedili di fila. La cosa peggiore è che, nella stessa fila, 4 davano nella direzione della cabina di comando e altri 4 in direzione opposta. Purtroppo mi è capitato il sedile che dava di spalle e, vi garantisco, una delle poche cose che mi irritano per davvero è proprio questa. Non chiedetemi il perché. Forse fin da piccdolo mi hanno inculcato che non è comodo sedersi nei sedili di un treno collocati nel senso contrario alla marcia. Sinceramente non saprei.

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Un viaggio attraverso i sapori (parte I): la Kamchatka

Qualche tempo fa mi hanno chiesto cosa metto di solito in valigia durante i miei frequenti viaggi attorno al pianeta, una specie di lista di cose che bisogna assolutamente portare con sé. Ho pensato, “certo… ne posso fare una” (ne ho viste tante su Internet). La mia sarà una lista hi-tech, ma sicuramente semplice.

Iniziamo con alcune considerazioni generali:

Punto uno: quanto più viaggiate, tanto più leggera deve essere la valigia o la borsa. È assolutamente logico se ci pensate. Solo un viaggiatore esperto sa come preparare bene la borsa, come collocare bene le cose, decidere cosa portare con sé e cosa no, e cosa non si ha bisogno in base al luogo in cui si va. Un viaggiatore con esperienza, inoltre, sa che qualche chilo in più fa la differenza quando si ha intenzione di fare lunghe camminate – anche quelle per raggiungere il gate nei grandi aeroporti, ve lo assicuro ;)

Punto due: attenzione anche a quanti apparecchi tecnologici portate. Il mio kit hi-tech si limita a una macchina fotografica Sony RX-100, un portatile compatto Lenovo X1 e degli auricolari comodi Bose QuietComfort 3, niente di strabiliante, oggetti comodi e resistenti. Nessuna macchina fotografica con obiettivi giganti, né smartphone sfarzosi o videocamere, né cavalletti, elicotteri telecomandati o quant’altro…

(Ehm… sì, questa è la mia lista. Già fatto. Non ci è voluto tanto vero?)

Terzo: sono sicuro che non volete sapere quali magliette o jeans porto con me, o lo stato dei miei calzini.

Tranquilli, vi voglio parlare di qualcos’altro. Mentre ragionavo su tutto questo, mi è venuta in mente una cosa…

… perché non inaugurare una “nuova rubrica”: “viaggio attraverso i sapori”, una mini-guida gastronomica alle specialità provenienti dai diversi angoli del pianeta che visitato!

Vi propongo dunque una recente tavola imbandita, foto scattata nel capoluogo della Kamchatka, a Petropavlovsk-Kamčatskij, poco prima del nostro viaggio attraverso le isole Curili

Ma andiamo al dunque…

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Isole Curili: come, dove e perché

Come è nata l’idea di fare una crociera, non per visitare splendide isole tropicali, ma per alcune isole disabitate (ovviamente a ragione) dal clima polare?

In realtà è più semplice di quanto si pensi…

Il mio luogo preferito dove ricaricare le batterie e resettare la mente durante il mese di agosto è senza dubbio Kamchatka: ci sono vulcani, geyser, sorgenti di acqua calda, orsi e altre situazioni estreme. Ma eravamo già stati a Kamchatka, e non una volta sola. Avevamo bisogno di un viaggio simile ma in un posto diverso…

Ogni volta che vado a Kamchatka, la gente del posto mi dice “alle Curili è molto meglio questo o quello”. Olga Rumyantseva, che ha i miei stessi gusti, era già stata alle Curili e me ne parlava continuamente… Durante questi anni la mia curiosità è cresciuta poco a poco, fino a quando non ne ho potuto più e si è deciso (o meglio, ho deciso) che il successivo viaggio estivo sarebbe stato alle Curili.

Una volta stabilito dove andare (circa un annetto fa), è iniziata la preparazione del viaggio alle Curili, che è durata l’intero anno. Abbiamo deciso i partecipanti (la maggior parte appassionati di turismo estremo e della natura più selvaggia), abbiamo stabilito le tappe più adeguate, abbiamo analizzato il territorio e abbiamo scelto l’imbarcazione che meglio si adattava alle nostre esigenze. La cosa più importante: tutti i partecipanti sono stati avvisati che non sarebbe stato il tipico viaggio “palestra-spiaggia-piña colada-spa-Cuba libre-lettura e turismo”. Si trattava di un viaggio su mari agitati, con un clima rigido e su isole inospitali, senza connessione a Internet o cellulari.

Ritorno alle origini, ritorno alla natura.

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Onekotan: non c’è nulla di meglio

Non so il perché, ma per una strana ragione i vulcani sono il mio fenomeno naturale preferito. Ne ho scalati molti in tutto il mondo, tanti altri ne ho visti in elicottero e  di tanti altri ancora ne ho visto i versanti. In ogni caso, i panorami che ho ammirato sono assolutamente spettacolari. Santorini, il Monte Fuji, Gorely (prima di un’eruzione), Mutnovka, Ksudach… Potrei stare qui a parlarne per ore.  Tutti i vulcani hanno delle caratteristiche uniche e ognuno ha una bellezza particolare, per questo non è affatto facile stilare una classifica.

Comunque sia, ora so qual è il miglior vulcano in assoluto per me.

Si tratta del vulcano Krenitsyn dell’isola di Onekotan, appartenente alle Curili. È un vulcano per veri intenditori, solo i migliori esperti di vulcanismo lo conoscono… non ha neanche una sua pagina Wikipedia in inglese! :)

Tuttavia, il panorama che offre è incredibilmente magico.

La caldera, quasi perfettamente sferica, è enorme, con 7 chilometri (sette) di diametro. All’interno della caldera si trova un lago altrettanto grande, dal quale emerge il cono di un nuovo vulcano (alto 1324 metri). Il vulcano è circondato dal mare, il lago si trova a circa 400 metri sul livello del mare ed è profondo circa 200 metri. Queste sono le caratteristiche principali di questo incredibile fenomeno della natura.

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Il “KLima” delle Curili

Per vedere la vera tundra, in realtà non c’è bisogno di andare molto al nord (o molto al sud, tipo alla Tierra del Fuego); per trovare un panorama molto simile alla tundra basta andare anche a latitudini più moderate. Ad esempio, alle isole Curili.

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Kunašir, un’esperienza sbalorditiva

Oltre a ballare il cha-cha-cha (stiamo scherzando, date un’occhiata al mio post precedente), nell’isola di Kunašir ci sono un sacco di cose da fare e da visitare…

… per esempio, le colonne di lava, le fumarole del vulcano Mendeleyeva, i magnifici bagni di fango della caldera Golovnina. Bagnarsi nei torbidi laghi le cui acque si aggirano sui 30º non faceva per me, ma ho trovato i fenomeni vulcanici dello stratovulcano Mendeleyeva (in particolare le colonne di lava) semplicemente sbalorditivi, uno spettacolo indimenticabile.

Kuril islands

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Tya-tya-cha.

Il vulcano Tyatya dell’isola di Kunashir è uno dei più belli al mondo, senza ombra di dubbio. Quindi, se Atsonupuri è l’Aston Martin dei vulcani, direi che il Tyatya è una Rolls Royce.

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