KILIMANGIARO: UN AUTENTICO ANGOLO DI VERDE

Un viaggio in Africa comporta sempre una buona dose di meraviglia e stupore, in qualsiasi parte si vada. Ne eravamo consapevoli durante la nostra gita invernale sul Kilimangiaro, ma proprio non ci aspettavamo ettari ed ettari di terra fertile con ogni tipo di alberi e ortaggi!

Il nostro primo giorno in Tanzania, condotti dall’aeroporto al campo base alle pendici del Kilimangiaro lungo strade delle più accidentate, eravamo parecchio sbalorditi per la grande quantità di abeti intorno a noi. Beh, di sicuro ci assomigliavano.

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I tronchi sembravano quelli degli abeti, ma i rami cos’erano? Non lo so. Qualcosa tipo la tuia.

Ma più incredibile erano tutti gli ortaggi che crescevano: carote, patate, zucche, zucchine e altri. L’avreste mai pensato? In Africa?

È risultato che questi ortaggi siano la ragion d’essere degli “abeti”: affinché i campi rimangano fertili e producano frutti, vengono piantati alberi resistenti per proteggere dal violento sole africano i più fragili ortaggi. Il risultato è un simbiotico agroecosistema ben bilanciato. Ciò significa più ortaggi con una crescita più rapida e più economica. Tombola!

E ovviamente, essendo qui la terra vulcanica resa fertile grazie al Kilimangiaro, anche questo contribuisce a garantire dei raccolti sempre abbondanti. Tombola!


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Nelle prossime foto (quasi vicino al Kilimangiaro) potete vedere alcune messi già raccolte e imbustate. Patate, carote, zucche (da quello che abbiamo potuto supporre) e altro.


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E se vi starete chiedendo qualcosa del tipo: “In un continente arido come l’Africa… tutti questi ortaggi come vengono annaffiati e irrigati?, ecco qui la risposta:
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Sulla montagna, con nostro grande stupore, pioveva tutti i giorni, incredibilmente alla stessa ora: un po’ prima di pranzo e un po’ dopo. Tra l’una e le tre, ogni giorno, nessuna variazione.

Non avevo idea che un vulcano, soprattutto uno nell’Africa equatoriale, potesse produrre carote e patate. Pensavo sempre uva, uva e ancora uva 🙂

Date un’occhiata a tutto il verde nelle foto. Questa è l’Africa. Ve lo ricordate? Io continuo a scordarlo.


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Oops. Quasi dimenticavo: l’autore. Non possiamo mai attribuire un nome a chi sta dietro un attacco informatico, ma è possibile, in tutta sicurezza, sapere chi, durante un safari vulcanico in Africa, sta dietro l’obiettivo e scatta un sacco di belle foto: si tratta di Petrovich. Eccolo qui:


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