Tag: DDOS

Oh-oh Cyber News: infettare un amico, riavviare i Boeing, errori di non autenticazione e molto altro.

Ciao gente!

Ecco una nuova puntata della mia colonna Cyber News (quella in cui vi aggiorno di tutte le cose spaventose nel mondo digitale).

Da quando ho scritto l’ultimo post della colonna, si sono accumulate tante cose a cui è importante fare attenzione. Sì, gli “oh-oh” sono passati dall’essere un piccolo ruscello di montagna ad essere le cascate del Niagara. E stanno aumentando in maniera esponenziale…

Come veterano della protezione informatica, posso dirvi che in passato si parlò per quasi un anno dei cataclismi a livello mondiale. Adesso invece i messaggi sono come un salmone nella stagione della deposizione delle uova: sono troppi! Quindi molti non vale la pena menzionarli dal momento che diventano notizie vecchie ancor prima che si possa dire “over-DDoSe digitale”. “Ho sentito dire che l’altro giorno hanno hackerato la Mega-Corporation X e che hanno rubato tutto: anche il criceto del capo è stato portato via da un drone!”…

Ad ogni modo, dal momendo che i flusso di cyberscandali cresce velocemente, cresce anche il numero di scandali simili di cui vi parlerò a breve. In passato erano tre o quattro per post. Oggi sono sette!

Popcorn/caffè/birra a portata di mano? Partiamo…

1) Infetta un amico e sblocca i tuoi file gratuitamente

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Breve storia degli attacchi DDoS

Quindi sta per accadere: l’abbreviazione “DDoS” è entrata così tanto nel lessico che spesso in questi giorni la parola non viene scritta per intero nei giornali di interesse pubblico. Beh, alcuni magari non sanno ancora cosa significa l’abbreviazione, ma tutti, perfino i cani, sanno che un DDoS è pericoloso su vasta scala, che provoca l’improvviso non funzionamento di qualcosa molto importante e allora gli impiegati si girano i pollici dal momento che la rete non funziona e i telefoni del supporto tecnico devono farsi una doccia fredda dal momento che il telefono bolle a causa delle chiamate (e clienti contrariati li riempiono di parolacce). Inoltre, tutti sanno che normalmente un attacco DDoS viene effettuato da cybercriminali sconosciuti, misteriosi e pericolosi.

Gli attacchi DDoS si sono evoluti molto velocemente, come capirete leggendo questo post. Sono più pericolosi e molto più avanzati dal punto di vista tecnico; adottano di volta in volta metodi d’attacco assolutamente insoliti; cercano sempre nuovi obiettivi; stabiliscono nuovi record mondiali dal momento che sono i DDoS più grandi e pericolosi di sempre. Ma poi anche il mondo in cui si sono trovati i DDoS si è evoluto velocemente. Tutto, anche il lavello della cucina, è connesso alla rete: il numero di dispositivi “intelligenti” connessi alla rete supera di gran lunga il numero dei buon vecchi computer fissi e dei portatili.

Il risultato di queste due evoluzioni in parallelo (quella dei DDoS e del panorama digitale in cui questi risiedono) ci ha portato a notizie ugualmente evolute: le botnet formate da telecamere IP e router Wi-Fi di casa che violano i registri DDoS (Mirai) e grandi attacchi DDoS alle banche russe.

Se un tempo le botnet erano formate da PC zombie, presto saranno formate da frigoriferi zombie, aspirapolveri, asciugatrici e macchinette del caffè.

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L’Internet delle cose pericolose

Nei primi anni 2000 sono salito sul palco e ho previsto il panorama cibernetico del futuro, così come continuo a farlo anche oggi. In quell’occasione ho avvisato del fatto che, un giorno, il vostro frigorifero invierà spam al vostro microonde, e insieme attaccheranno con un DDoS la caffettiera. No, sul serio.

Il pubblico alzerebbe le sopracciglia, riderebbe sotto i baffi, applaudirebbe e a volte approfondirebbe la questione con un articolo sui discorsi di quella specie di “professore pazzo”. Ma complessivamente la mia sindrome di Cassandra è stata considerata qualcosa di più di una battuta, dal momento che le incalzanti cyberminacce del momento non venivano considerate abbastanza preoccupanti. Alla faccia del “professore pazzo”…

…aprite i giornali di oggi.

Qualsiasi casa, oggi, non importa quanto sia vecchia, ospita al suo interno tantissimi dispositivi “intelligenti”. Alcune ne hanno giusto un paio (telefono, TV…), altri ne hanno parecchi (incluse le telecamere IP, frigoriferi, microonde, caffettiere, termostati, ferri da stiro, lavatrici, asciugatrici, braccialetti per il fitness e molto altro. Al giorno d’oggi molte case sono state progettate con dispositivi intelligenti già inclusi nelle specifiche. Tutti questi dispositivi intelligenti connessi al Wi-Fi di casa aiutano a costruire l’enorme, autonomo (e molto vulnerabile) Internet delle Cose, le cui dimensioni sono più grandi dell’Internet Tradizionale che tutti conosciamo così bene fin dai primi anni ’90.

Connettere a Internet qualsiasi cosa, perfino il lavello della cucina, si fa per un motivo. Essere in grado di controllare tutte le apparecchiature elettroniche domestiche in maniera remota attraverso il vostro smartphone può essere utile (per alcuni). È anche piuttosto di moda. Ad ogni modo, il modo in cui questo Internet delle Cose si è sviluppato suppone che la mia sindrome di Cassandra sia diventata una realtà.

FonteFonte

Qualche evento recente:

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