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Cybersoft IP vs K: un’altra vittoria contro i patent troll

Nonostante questi tempi difficili, continuiamo il nostro lavoro per salvare il mondo da ogni sorta di cyber-malvagità. Pertanto, non restiamo in silenzio ->

Ciao a tutti!

I lettori abituali di questo mio blog avranno notato che sono passati secoli dall’ultima volta che il tag patent-troll è stato messo a frutto (l’ultimo post di questo tipo riguardava la nostra vittoria contro Uniloc, nel marzo 2020, sì, proprio quando i blocchi mondiali stavano entrando in vigore per la prima volta). Bene, ecco, oggi, è il momento di fare un po’ di catch-up dei patent troll. E grazie al cielo, sono buone notizie, qualcosa che è tanto più apprezzato di questi tempi…

Siamo recentemente giunti alla fine di un anno di controversie con il patent troll statunitense Cybersoft IP, LLC. Quindi questa è una buona notizia. La notizia ancora migliore: abbiamo vinto!

Cosa voleva questo particolare troll? Qual era la sua richiesta contro di noi?

Bene, ha intentato una causa contro di noi nell’aprile 2021 nella Corte Distrettuale del Massachusetts. In essa, il troll ha preso in considerazione il nostro meraviglioso Kaspersky Secure Mail Gateway, sostenendo che violava il suo brevetto (US6763467B1) che copre un “metodo e sistema di intercettazione del traffico di rete” (in particolare, tecnologia di sicurezza della rete che controlla i dati trasferiti attraverso una rete (in particolare, nelle e-mail e nei loro allegati) sul dispositivo di un utente).

Il brevetto riguarda un metodo condotto all’interno di un singolo sistema informatico collegato a una rete per intercettare, esaminare e controllare tutti i dati, senza eccezioni, che fluiscono attraverso connessioni di trasporto tra il livello di trasporto di un sistema operativo e le applicazioni dell’utente, dove i dati intercettati sono controllati per vedere se possono essere scansionati per contenuti indesiderati.

Fondamentalmente, il brevetto si riferisce a qualcosa di simile a un firewall personale sul dispositivo informatico dell’utente che intercetta e scansiona i dati di rete. La descrizione del brevetto, la sua rivendicazione e anche le sue figure [diagrammi] lo confermano chiaramente. Il fatto è che… questa tecnologia di filtraggio del traffico di rete installata su un dispositivo dell’utente non è solo una tecnologia ben nota e ampiamente utilizzata, è anche disponibile nell’industria della sicurezza informatica da anni.

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La fine del principio della lotta ai patent troll

Durante gli scorsi mesi di agosto e settembre, per la maggior parte del tempo sono stato costretto a “lavorare da casa”, cosa che di solito non faccio mai. Non potendomi dedicare ad andare in giro per lavoro o per piacere, ho avuto molto più tempo a disposizione del normale e così ho potuto dedicarmi alla lettura, e ho letto molto. Come al solito, mi sono imbattuto in molte cattive notizie ma, ogni tanto, ci sono notizie molto buone. In particolare, c’è una buona eccellente notizia sul fronte della lotta ai patent troll: un tribunale del Texas ha respinto l’azione legale che Uniloc aveva intrapreso contro di noi per violazione del brevetto US5490216. Brevetto che, agli inizi degli anni 2000, ha seminato il terrore tra le aziende IT, che ha fatto venire i capelli bianchi a molti avvocati specializzati in brevetti e che ha alleggerito senza pietà i portafogli di oltre 160 aziende (160!), tra cui anche giganti come Microsoft o Google.

Ma le ottime notizie non finiscono qui!

Lo sforzo congiunto dell’intero settore IT ha portato all’invalidamento del brevetto IT; ma non è solo questa notizia che merita grandi festeggiamenti, è soprattutto il fatto che questo invalidamento porterà a un cambio importante (necessario, purtroppo, da tempo) nel sistema brevetti statunitense. È vero, sarà un cambiamento lento ma comunque inesorabile, e comunque lentamente è sempre meglio di nulla, soprattutto quando certi cambiamenti hanno una certa importanza a livello globale: almeno l’industria IT potrà togliersi di dosso i parassiti dei brevetti, che non fanno altro che succhiare il sangue ostacolare lo sviluppo tecnologico.

La ruota non solo ha iniziato a girare ma anche a scendere velocemente lungo la collina: gli sviluppatori stanno acquisendo maggiore libertà in ciò che fanno perché protetti dalle idiozie di questi proprietari di brevetti che riguardano idee astratte e a volte piuttosto ovvie, che nella pratica non vengono applicate o che vengono utilizzate per spremere denaro agli sviluppatori di tecnologie simili. Insomma, la storia del brevetto …’216 potrebbe essere letta come una sorta di thriller emozionate, e per questo quasi quasi tornerò a raccontarla, affinché possa intrigarvi di nuovo.  Preparate un caffè (o dei popcorn, meglio) e mettetevi comodi per ascoltare una storia che riguarda i parassiti dei brevetti e che vi farà mordicchiare le unghie per la tensione (per non parlare ai patent troll…).

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CYBERNOTIZIE: CENTRALI NUCLEARI VULNERABILI E CONTROLLO CIBERNETICO

Con la presente, un rapido commento su alcune “notizie”, o piuttosto, aggiornamenti, su ciò che ripeto da anni! Odio dire “ve l’avevo detto” ma… VE L’AVEVO DETTO!

Prima cosa

(Foto a caso della) centrale nucleare di Cattenom in Francia dove, spero, sia tutto eccellente in materia di sicurezza informatica.(Foto a caso della) centrale nucleare di Cattenom in Francia dove, spero, sia tutto eccellente in materia di sicurezza informatica.

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Auto controllate in remoto da un hacker: è realtà

Da qualche anno ormai, ogni tanto succedono degli episodi davvero preoccupanti nel mondo dell’informatica, che mettono il mondo in agitazione. Per i non addetti ai lavori, comunque sia, si tratta di un flusso costante di spiacevoli sorprese apparentemente inevitabili. Invece io e i miei colleghi, quando veniamo a conoscenza di queste notizie, annuiamo, facciamo l’occhiolino o alziamo il sopracciglio alla Roger Moore come per dire “Ce lo aspettavamo, perché ci hanno messo così tanto?”

Noi che analizziamo e studiamo costantemente le principali tendenze del Dark Web, ovviamente ci facciamo un’idea di chi c’è dietro a certi fenomeni e le motivazioni; in questo modo possiamo prevedere come si evolveranno le cose.

Ogni volta che avviene uno di questi eventi “inaspettati”, mi trovo nella difficile posizione di dover fare una qualche dichiarazione in merito (o dei veri e propri comunicati) per far capire che è così che continueranno ad andare le cose. Ancor più difficile è far capire che sto ripetendo sempre le stesse cose da anni ormai. In realtà dovrei solo aggiornare un po’ il sermone, della serie: “vi ho già avvisato e voi che pensavate che volessi solo vendere i miei prodotti!”.

Insomma, avete capito (a nessuno piace ascoltare la frase “ve l’avevo detto”, per cui vado avanti).

Allora, di quale spiacevole minaccia stiamo parlando stavolta? Riguarda un settore che mi sta particolarmente a cuore, il mondo dell’automobile!

Qualche giorno fa la rivista WIRED ha pubblicato un articolo con questa frase di apertura: “Stavo guidando a 110 km/h quasi nel centro della città di St. Louis quando l’exploit ha iniziato a prendere il controllo“. Cooosa?

 

L’articolo descrive un esperimento di successo in cui alcuni hacker ricercatori di sicurezza hanno “ucciso” un’auto fin troppo “intelligente”: hanno analizzato minuziosamente (durante un lavoro di mesi) il sistema computerizzato Uconnect di una Jeep Cherokee, alla fine, hanno trovato una vulnerabilità e sono riusciti a prendere il controllo via Internet delle funzioni principali del veicolo, proprio quando il giornalista di WIRED stava guidando l’auto in autostrada! Non sto scherzando e non sto parlando di un caso da laboratorio, su un’auto specifica. La vulnerabilità trovata dai ricercatori colpisce circa mezzo milione di vetture. Il “cooosa?” è di nuovo d’obbligo.

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Dieci consigli per combattere i patent troll

Da tempo, soprattutto in seguito alle nostre recenti vittorie in tribunale, molte persone mi chiedono in che modo si possono combattere i patent troll. Ogni vostro desiderio è un ordine… ecco qui i nostri 10 migliori consigli per contrastare e sconfiggere queste sanguisughe.

Innanzitutto, meritano un applauso i ragazzi di Kaspersky Lab che hanno redatto questi consigli (e che combattono con tenacia i patent troll giorno dopo giorno). Nello specifico sono:

  • Nadya Kashchenko, Chief IP Counsel
  • Dmitry Polyakov, Head of IP Protection & Defense
  • Nikolay Borovikov, Head of IP Research & Analysis
  • Sergey Vasilyev, Senior IP Counsel

Grazie alle numerose battaglie che abbiamo condotto negli anni contro questi piranha in giro per il mondo, possiamo trarre una serie di conclusioni sui patent troll. È vero che ogni paese ha il proprio scenario economico e socio-politico e le proprie leggi sui brevetti, tuttavia possiamo identificare delle caratteristiche comuni per questo fenomeno. Premetto, però, che in questo post parlerò soprattutto della situazione negli Stati Uniti, dove i patent troll sono una vera e propria piaga che tarpa le ali alle compagnie più innovative.

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“Vivere vuol dire combattere contro i troll”*

La nostra euforia per la recente vittoria sui patent troll si è già attenuata. È stato davvero bello leggere buone notizie (come questa, questa, questa, questa e questa) e tutti i commenti incoraggianti degli utenti. Tuttavia, in realtà, la battaglia è appena cominciata, davanti a noi c’è ancora un sacco di lavoro da fare – un sacco, davvero! Facciamo dunque il punto della situazione.

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I patent troll possono essere sconfitti: non dobbiamo mollare mai!

Evviva! Urrà! Campane a festa e squilli di tromba! Siamo orgogliosi di annunciare questa grande notizia: abbiamo sferrato un duro colpo a un altro patent troll statunitense! Il nemico è stato sconfitto e, demoralizzato, si è dato alla fuga. Aveva proprio ragione Churchill quando diceva “Non ci arrenderemo mai!”. Il nostro troll ha gettato la spugna ed è scappato con la coda fra le gambe.

Stupore, felicità, gioia, adrenalina pura… una sensazione unica

In questo modo ha descritto la vittoria N.K, il nostro Chief Intellectual Property Counsel che si è occupato del caso. Per la prima volta è stato battuto uno dei pesi massimi dei troll, che ha “collegamenti” di un certo spessore.

Causa contro i patent troll

È proprio vero, stiamo provando un mix di stupore, felicità, gioia e adrenalina, non potrei essere più d’accordo. Il nostro caso, portato in tribunale ben 18 mesi fa, contro Lodsys (uno dei tentacoli di Intellectual Venture (“IV”) appartenente al più grande patent troll del mondo) aveva subìto un brusco arresto in quanto molte aziende hanno poi capitolato alle richieste di questi parassiti. Come al solito, abbiamo vinto ancora una volta da soli, 54 compagnie hanno deciso di venire a patti con gli estorsori, o altre hanno semplicemente abbandonato il campo di battaglia. In questo processo sono state coinvolte oltre 400 compagnie IT!

Adesso spieghiamo un po’ come è andata…

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La vendetta è un piatto servito freddo… ai troll

La vendetta è un piatto che va servito freddo – molto freddo. Ma presto o tardi, il piatto verrà servito. E a chi è destinato? A quei personaggi sgradevoli e meschini: i “patent troll” (società che brevettano tecnologie per poi denunciare le aziende e chiedere in cambio ingenti somme di denaro).

In questa sede, ho già parlato approfonditamente dei troll e delle misure necessarie per combatterli.

Lasciatemi dunque fare un breve riassunto circa quello che andrebbe fatto:

  • Limitare l’uso dei brevetti – istituire un periodo all’interno del quale è vietato inviare un reclamo.
  • Istituire una compensazione obbligatoria delle spese del processo all’imputato quando vince la causa  o quando viene ritirata l’accusa;
  • Bandire i “patent aggregators” che intraprendono azioni legali;
  • Maggiore chiarezza e accuratezza nelle descrizioni dei brevetti e un esame tecnico obbligatorio;
  • Infine (la cosa più importante), non brevettare idee, ma tecnologie che abbiano una ripercussione pratica concreta.

Qualche volta ho l’impressione che i legislatori statunitensi leggano il mio blog. Perché? Da quando ho iniziato a denunciare questi abusi, (finalmente) qualcosa si sta muovendo. Nello stato del Vermont è infatti entrata in vigore la prima legge anti-troll.

Sono molti i punti interessanti di questa legge; ma quello che mi piace di più è che ora l’azienda accusata, se riesce a provare che il troll non ha agito in buona fede, può richiedere all’ “azienda-troll” un rimborso di tutte le spese processuali.

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Non date da mangiare ai Troll!

Signore e signori, un attimo di attenzione per favore!

Buone notizie in vista! Dopo 3 anni e mezzo di battaglie legali contro le imprese “patent trolls” (società che acquistano brevetti per rivenderli o concederli in licenza) il team di Kaspersky Lab ha finalmente ottenuto una vittoria ridondante! Questo era il nostro primo contenzioso legale riguardo alle patenti negli Stati Uniti, ed abbiamo vinto! Certo, abbiamo dovuto in qualche modo fare qualche accorgimento ai nostri poveri display russi agli Europei del 2012 J

Ecco un riassunto.

Quattro anni fa, delle patent trolls apparvero sulla scena cercando di dimostrare che stavamo utilizzando tecnologie che erano state brevettate da qualcun altro.

Proprio perché ci aspettavamo questo genere di cose, e conoscevamo approfonditamente chi erano le patent trolls – almeno teoricamente – abbiamo dato l’incarico al dipartimento brevetti di Kaspersky di lavorare durante diversi anni alla preparazione del nostro solido brevetto, capace di resistere contro qualsiasi altro tipo di brevetto, troll e “black hats” (hackers malintenzionati).

Questa vicenda ebbe inizio presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti, esattamente presso il Distretto Orientale Texano. Per come si stavano mettendo le cose all’inizio, le cose stavano andando di male in peggio, ma non pensammo nemmeno per un istante di arrenderci. Anche se avessimo perso, avremmo lottato con tutte le nostre forze. Continua a leggere:Non date da mangiare ai Troll!