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Anche i bancomat non sicuri dovrebbero essere messi in quarantena!

Ogni anno, insieme ai mie compagni di viaggio, sono solito prendere più di cento voli in tutto il mondo.

Al giorno d’oggi paghiamo sempre con la carta o il telefono praticamente ovunque, e per lo più in modalità contactless grazie a Apple o Google Pay. In Cina si può anche pagare via WeChat quando si è al mercato a comprare frutta e verdura. E il tristemente famoso biovirus ha reso l’uso del denaro virtuale ancora più popolare.

A volte, però, si hanno strane sorprese: proprio a Hong Kong è necessario pagare in contanti per prendere un taxi, sempre! A Francoforte, tra tutti i posti nel mondo, l’anno scorso due ristoranti diversi hanno accettato solo pagamento in contanti. EH?! Abbiamo dovuto fare una lunga ricerca per trovare un bancomat e prelevare dei soldi invece di goderci il nostro brandy dopo cena. È disumano! 🙂 Comunque, tutto questo dimostra che, nonostante ci siano sistemi di pagamento moderni in tutto il mondo, sembra che ci sia ancora bisogno del buon vecchio bancomat ovunque, e sembra che questa necessità non svanirà così presto.

Dove volevo arrivare? Ah, certo, la sicurezza informatica!

Bancomat = soldi ⇒ che sono stati hackerati, che vengono hackerati e che continueranno a esserlo. In effetti, la situazione in questo senso non fa altro che peggiorare: le ricerche dimostrano come dal 2017 al 2019 il numero di bancomat attaccati dal malware sia più che raddoppiato (di un fattore pari a ~2,5).

Domanda: è possibile monitorare costantemente l’interno e l’esterno di un bancomat? Sicuramente sì, potrebbe essere stata la vostra risposta. In realtà, non è così…

Ci sono ancora molti sportelli bancomat nelle strade, nei negozi, nei sottopassaggi, nelle stazioni della metropolitana/treni con un collegamento molto lento. Hanno a malapena la banda larga sufficiente per gestire le transazioni e a malapena riescono a tenere d’occhio anche quello che succede intorno a loro.

Quindi, data questa mancanza di monitoraggio a causa della connessione di rete, siamo intervenuti per colmare questa lacuna e aumentare il livello di sicurezza degli sportelli automatici. Abbiamo applicato le best practices di ottimizzazione (di cui siamo esperti, con 25 anni di attività), e abbiamo anche ridotto radicalmente la quantità di traffico necessaria per la nostra “dose di vaccino” specifica contro le minacce ai bancomat: parliamo di Kaspersky Embedded Systems Security, o KESS.

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Tutto ciò che ho fatto e ho visto di straordinario in questo 2019 A.D.

Ciao gente, buon anno in ritardo!

Spero che abbiate passato delle felici, allegre e liete vacanze. Sono sicuro di sì!

Va bene. Andiamo avanti… guardando indietro.

Quindi, come di consueto su queste mie pagine del blog in questo periodo dell’anno, ecco qui il mio riepilogo dell’anno appena trascorso: una sintesi dei fatti, delle cifre, dei paesi, dei voli, del turismo, dei vulcani, delle escursioni, dei monasteri, del trekking e di tutto il resto. Wow, siamo già alla sesta volta (

Ma… perché?

Beh, l’eccessiva auto-indulgenza gioca sicuramente un ruolo importante (soprattutto quando si tratta di cose come il mio numero di voli e altre statistiche:). Tuttavia, ho la fortuna di viaggiare e di conoscere un sacco di luoghi e cose molto interessanti, e sono abbastanza sicuro saranno di interesse per alcuni di voi, cari lettori. Forse non avrete letto tutti i post dell’anno (ce ne sono molti); di conseguenza, sicuramente una recensione dei “più grandi successi” dell’anno (compreso il Capodanno sulle montagne ecuadoriane in una piscina termale a 3600 metri sul livello del mare) varrà la pena? Lo spero. Ok, allora, senza indugiare oltre, vediamo un po’.

Le appena citate sorgenti termali in Ecuador:

Il Sud America è un po’ più lontano dei miei abituali percorsi qua e là in giro per il mondo, ma ben presto sono tornato al mio circuito di sempre ben collaudato…

Collaudato, certo ma l’anno appena passato un po’meno del solito: ho volato solo 94 volte (di solito sono più di 100) e sono stato in aria solo 380 ore.

Inoltre:

  • 8 voli in elicottero;
  • ~3000 miglia nautiche su una nave che naviga intorno alle isole Curili;
  • Per qualche motivo ho viaggiato molto in treno nel 2019: in Italia, Cina (350km orari!), e Giappone (Shinkansen);
  • Qualche chilometro… a dorso di un cammello!

Un po’ di dati: numeri di voli che ho fatto con diverse compagnie:

Aeroflot – 37;
Singapore Airlines – 6;
Air France – 5;
Altri – 10.

Prima volta su:

Avianca;
Flydubai;
EVA Air;
Rossiya;
MEA;
Tibet Airlines.

Un po’ di numeri sulla geografia:

Paesi visitati: 29 (alcuni più di una volta): Francia (cinque volte), Italia (quattro volte), Germania (quattro volte), Svizzera (tre), EAU (tre), Cina (tre).

5 Novità : Bosnia-Erzegovina, San Marino, Ruanda, Mongolia e Libano

Numero di città: 65

Numero di hotel: oltre 80

 

Lavoro, lavoro, lavoro.

Certo, non è tutto divertimento e poco o niente lavoro. Cerco sempre di combinare le due cose: faccio conferenze, mostre, incontri e altre attività, e poi aggiungo una parte di turismo. Quindi, lavoro:

  • Oltre 40 interviste e conferenze stampa;
  • Oltre 40 dibattiti, conferenze, discorsi/presentazioni;
  • Oltre 30 incontri con alti funzionari;
  • Tre di questi sono i più importanti: i presidenti di Francia, Ruanda e Armenia;
  • Di questi 30 e passa incontri, 2 sono stati con gli ambasciatori di Francia e Indonesia.

 

 

“Argenteria”

Questo è stato un altro anno eccellente in termini di premi e medaglie. In tutto abbiamo ricevuto 114 premi (altri sette sono in arrivo all’inizio del 2020 sulla base dei risultati del 2019:), di cui 73 per i prodotti per utenti privati (ad esempio KIS) e 41 per i prodotti aziendali (ad esempio KES).

I dati più importanti:

  • AV-Comparatives: KIS ha ricevuto il certificato “Advanced+” nel primo test pubblico di Enhanced WPDT raggiungendo il 100% nel Livello di Protezione%; inoltre in questo test, KES ha raggiunto il livello di protezione del 100% in “Certified ATP Enterprise Protection”;
  • Il laboratorio di test britannico SELabs ha pubblicato i suoi premi annuali, e KIS ha ottenuto il premio Best Consumer Anti-Malware Product 2019;
  • SELabs ha anche pubblicato per la prima volta i risultati del suo Breach Response Test del nostro KATA. Qui troverete il report;
  • KATA ha anche ricevuto un certificato dai laboratori americani ICSA Labs con il massimo punteggio per tre anni (!) di seguito: nei 12 test trimestrali il nostro tasso di rilevamento è stato del 100% in nove di essi, e zero falsi positivi;
  • Siamo l’unica azienda ad aver ricevuto da MRG Effitas l’annuale Online Banking Browser Security Award per cinque volte di fila (dal 2015) per gli eccellenti risultati ottenuti nei test trimestrali;
  • Per il terzo anno consecutivo KES ha ricevuto lo status “Racommended” nei test di NSS Labs (per Advanced Endpoint Protection).

Potrei continuare con il resto dei 100 premi ma credo che per oggi possa bastare. Non dimenticate però di continuare a controllare le metriche Top-3, che mostrano graficamente quali prodotti proteggono davvero dai cyberattacchi, e quali bombardano gli utenti solo con del marketing!#*^^!+&*!$!

 

E non dimentichiamoci che:

  • Abbiamo aperto il nostro primo Transparency Center a Zurigo;
  • Abbiamo organizzato il nostro Security Analyst Summit,, questa volta a Singapore, ed è andato a gonfie vele;
  • C’è stata anche la questione di un rebranding completo per l’azienda, giusto in tempo per il 2020;
  • Ci siamo sottoposti (e abbiamo superato) all’audit SOC 2, davvero duro terribile (ma del tutto necessario).

Abbiamo lanciato un nuovo portale per lo studio delle minacce informatiche. Ora, se vi imbattete in un file sospetto (o più file), sottoponetelo (li) al nostro “scanner a raggi X” che utilizza queste tecnologie.

Ok, basta con il lavoro, è tempo di divertimento, che riguarda il mio elenco dei 100 posti più belli del pianeta.

Ecco dei posti fenomenali:

  • Le Isole Galapagos. Mi sono piaciute molto, e ci ho scritto un libro con tutte le mie foto migliori (la traduzione arriverà). Curiosità veloce: mentre ero lì, ho scoperto che non c’è un solo equatore, ma almeno tre (e l’Ecuador si trova su tutti e tre)!;
  • Finalmente ho visitato il lago Baikal! E non abbiamo solo camminato sul ghiaccio, l’abbiamo attraversato anche a bordo di un 4×4. Date un’occhiata al link per le foto delle incredibili formazioni di ghiaccio e altro ancora;
  • Le meraviglie di marmo nelle catene montuose di Taiwan nel Parco Nazionale Taroko. Non era solo la prima volta che ci andavo, ma questo luogo è apparso anche sulla mia Top-100 per la prima volta, dopo che ho potuto constatare di persona quanto fosse incredibile;
  • Per la seconda volta nella mia vita, le isole Curili, questa volta dalla cima (Kamchatka) al fondo (vicino al Giappone) e ritorno!;
  • Per la prima volta il deserto del Gobi. Sì, è vasto e tetro, ma anche molto bello e da non perdere!
  • La sconcertante Baalbek in Libano. Finalmente ho avuto modo di vivere questo posto in carne e ossa, di scattare molte foto e di toccare i suoi immensi “mattoni” antichi come il Trilithon;
  • La Cappadocia, un altro +1 alla mia Top-100. Vista, sorvolata, scattato foto, fatto, e niente t-shirt.

Proprio di recente, il Tibet! Una quindicina di giorni per attraversare i paesaggi montuosi e desertici, in treno (la ferrovia più alta del mondo!) e poi in minibus (la peggiore guida del mondo!), costeggiando i piedi dell’Himalaya, ammirando l’Everest, trekking di tre giorni intorno al Monte Kailash. Oh mio Dio Buddha!

 

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TO TIBET BY THE HIGH-ELEVATION RAILWAY. DETAILS BELOW… . Как добраться до Тибета? Быстрее всего самолётом. Удобнее и зрелищнее – поездом. Тем более, что это не просто поезд. Это – Цинхай-Тибетская железная дорога, самая высокогорная в мире ЖД с регулярным пассажирским сообщением. Соединяет Синин и Лхасу, длина ~2000км, высшая точка полотна – 5072м. Во-первых, это красиво 🙂 Виды из окна открываются сугубо живописные, вдумчивые, медитативные. А вторая причина – чисто техническая. Тибет славится весьма впечатляющими высотами. Лхаса расположена на высоте аж 3600м над уровнем моря. А если забраться подальше, то там ниже 4 тысяч высот в принципе не бывает. Посему для наших бедных нежных офисных организмов требуется акклиматизация. А в поезде вагоны кондиционированы обогащённой смесью кислорода, чтобы равнинному туристу было легче привыкнуть и не впасть в горняшку. —8<— How to get to Tibet? The fastest option is to fly with an airplane. The most convenient and spectacular option is to take a train. But this is not just a train. This is *the* train – Qinghai–Tibet railway, the world's highest elevation railway that connects Xining to Lhasa. The length is ~2,000 km, the highest point is at 5072 m. Firstly, this railway offers amazing meditative views. The second reason is purely technical. Tibet is one really high autonomous region: Lhasa is 3600 m above sea level, while much of the rest of the region’s populated centers are above 4000 meters. Accordingly, I took it very steadily so as not to suffer from altitude sickness. In the train the passenger carriages are specially built and have an oxygen supply for each passenger. This is extremely important for a smooth acclimatization. . #china #tibet #китай #тибет #railways #railroads #железнаядорога

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E infine, ma non meno importante, la penisola dello Yucatan in Messico. Piramidi Maya e una dozzina di cenote.

E ora un po’ di cultura

  • Finalmente sono arrivato nella favolosa Firenze. Oh mio Girolamo!
  • Ho visitato la fortezza di Masada, questa volta dall’alto;
  • E una visita al bunker segreto sotterraneo a prova di bomba atomica della Guerra Fredda di Tito;
  • Infine (il mio ultimo luogo di interesse culturale dell’anno, ho finalmente visto l’edificio più famoso del mondo:), ho visitato la Torre di Pisa!

 

Di tutto un po’

  • Ho visto un familiare… peloso! A Friburgo, Svizzera, direttamente dalla Kamchatka!
  • Mi sono avvicinato ai… gorilla ruandesi! Ho anche intravisto una coppia… che faceva l’amore, prima di distogliere lo sguardo rispettosamente;
  • Dopo una lunga campagna di utenti e di Fan-Klubbers, abbiamo finalmente riportato in vita il maialino nei nostri prodotti, che può essere attivato con cheat codes vecchia scuola!
  • A Starmus ho incontrato delle star, tra cui il Presidente armeno, Brian May e Buzz Aldrin!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ahimè, la Ferrari non ha vinto il Gran Premio. Beh, speriamo che quest’anno la situazione cambi.

Torniamo alle buone notizie…

  • Nuovo libro da salotto scritto da moi: Come Hell or High Altai Water in arrivo;
  • Quest’anno abbiamo festeggiato il nostro 22° compleanno, e questo significa: mega festa di compleanno!
  • E parlando di anniversari, quest’anno sono passati 30 anni da quando sono entrato nel mondo degli antivirus (nel 1989 quando Cascade ha infettato il mio computer) quasi per errore!

 

PS: Tutto quanto, è andata più o meno così:

 

Cyber-notizie : Se Aramco avesse il nostro Antidrone…; e honeypot per combattere i malware dell’Internet delle Cose

Ciao amici!

Recentemente c’è stata una cyber-notizia dal lato oscuro di proporzioni gigantesche. Ne avrete sicuramente sentito parlare, visto che è stata su tutti i notiziari per giorni. Si tratta dell’attacco del drone all’Aramco saudita che ha fatto fuori milioni di barili di greggio al giorno e ha causato centinaia di milioni di dollari di danni.

Purtroppo, temo che questo sia solo l’inizio. Ricordate quei droni che hanno creato il caos a Heathrow qualche tempo fa? O era Gatwick?

Beh, si tratta di una progressione naturale di eventi. Ce ne saranno sicuramente altri. In Arabia Saudita, gli Houthis hanno rivendicato la responsabilità, ma sia i sauditi, sia gli Stati Uniti incolpano l’Iran, e l’Iran nega di essere responsabile. In breve, la solita dimostrazione di forza in Medio Oriente. Ma non è di questo che voglio parlare qui, si tratta di geopolitica, e noi non ne facciamo. No, quello di cui voglio parlare è che mentre si continua a puntare il dito, nel frattempo abbiamo trovato una soluzione per fermare attacchi di droni come quello di Aramco. Quindi, signore e signori, presento al mondo…il nostro nuovo Antidrone!

Allora, come funziona?

Il dispositivo elabora le coordinate di un oggetto in movimento, una rete neurale determina se si tratta di un drone e, se lo è, blocca la connessione tra esso e il suo telecomando. Come risultato, il drone o ritorna alla base o atterra immediatamente quando viene intercettato. Il sistema può essere fisso o mobile, ad esempio per l’installazione su un’automobile.

L’obiettivo principale del nostro antidrone è la protezione di infrastrutture di importanza elevata, come aeroporti, oggetti industriali e altre proprietà. L’incidente della saudita Aramco ha evidenziato quanto sia urgente e necessaria questa tecnologia per prevenire casi simili, e lo diventerà ancora di più: nel 2018 si calcolava che il mercato mondiale dei droni fosse di 14 miliardi di dollari; nel 2024 si prevede che sarà di 43 miliardi di dollari!

È evidente, quindi, che il mercato della protezione contro i droni impiegati per scopi dannosi crescerà molto (troppo) velocemente. Tuttavia, al momento, la nostra soluzione Antidrone è l’unica sul mercato russo in grado di rilevare oggetti tramite video utilizzando reti neurali, ed è il primo al mondo ad utilizzare la scansione laser per rintracciare la posizione dei droni.

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Basta. Ne ho abbastanza!

Ciao gente!

Ho conosciuto il David, la scultura più importante di Michelangelo agli inizi del XVI secolo. Una foto del suo volto con quella strana fronte corrugata è apparsa sul nostro primo prodotto di sicurezza contro gli attacchi informatici nei primi anni ’90. Alcuni pensavano che fosse una mia foto! Ancora non capisco perché; voglio dire, mi avete MAI visto senza barba…e bianco come un foglio?

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La scelta del David per la scatola è stata tutt’altro che casuale: abbiamo scoperto di essere anime gemelle (entrambi venivamo considerati perdenti). KL era una piccola giovane azienda che ha lanciato un guanto di sfida al cybercrimine globale in un mercato di sicurezza internazionale stabilito; David era il piccolo giovanotto che ha sfidado il gigante Golia.

Nel corso degli anni le scatole sono cambiate ma non è cambiata una cosa…la nostra passione per il David.

Il destino ha messo tanti ostacoli nel nostro cammino che ci avrebbero fatto fuori senza problemi, ma abbiamo perseverato, abbiamo superato quegli ostacoli (a volte da soli) e siamo diventati più forti.

A sorpresa di tutti abbiamo fornito agli utenti la miglior protezione del mondo ed siamo diventati uno dei leader del mercato globale. Abbiamo deciso di combattere i troll dei brevetti praticamente da soli e li stiamo ancora combattendo con successo. (Molti altri invece preferiscono nutrirli). Nonostante la crescita dei parassiti e dei prodotti inutili, continuiamo ad aumentare gli investimenti nelle vere tecnologie di cybersicurezza (incluso l’apprendimento automatico) per la protezione degli utenti dalle cyberminacce d’avanguardia.

Quindi, con qualche ammaccatura continuiamo lentamente a “salvare il mondo”, a prescindere dalla situazione geopolitica, da ogni tipo, origine e scopo di cyberattacco.

E adesso, il destino ci ha messo davanti a una nuova sfida. E non lo ha fatto solo con noi: questa è anche una sfida per tutti gli utenti informatici e per l’intero ecosistema di sviluppatori indipendenti per Windows.

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L’Internet delle cose pericolose

Nei primi anni 2000 sono salito sul palco e ho previsto il panorama cibernetico del futuro, così come continuo a farlo anche oggi. In quell’occasione ho avvisato del fatto che, un giorno, il vostro frigorifero invierà spam al vostro microonde, e insieme attaccheranno con un DDoS la caffettiera. No, sul serio.

Il pubblico alzerebbe le sopracciglia, riderebbe sotto i baffi, applaudirebbe e a volte approfondirebbe la questione con un articolo sui discorsi di quella specie di “professore pazzo”. Ma complessivamente la mia sindrome di Cassandra è stata considerata qualcosa di più di una battuta, dal momento che le incalzanti cyberminacce del momento non venivano considerate abbastanza preoccupanti. Alla faccia del “professore pazzo”…

…aprite i giornali di oggi.

Qualsiasi casa, oggi, non importa quanto sia vecchia, ospita al suo interno tantissimi dispositivi “intelligenti”. Alcune ne hanno giusto un paio (telefono, TV…), altri ne hanno parecchi (incluse le telecamere IP, frigoriferi, microonde, caffettiere, termostati, ferri da stiro, lavatrici, asciugatrici, braccialetti per il fitness e molto altro. Al giorno d’oggi molte case sono state progettate con dispositivi intelligenti già inclusi nelle specifiche. Tutti questi dispositivi intelligenti connessi al Wi-Fi di casa aiutano a costruire l’enorme, autonomo (e molto vulnerabile) Internet delle Cose, le cui dimensioni sono più grandi dell’Internet Tradizionale che tutti conosciamo così bene fin dai primi anni ’90.

Connettere a Internet qualsiasi cosa, perfino il lavello della cucina, si fa per un motivo. Essere in grado di controllare tutte le apparecchiature elettroniche domestiche in maniera remota attraverso il vostro smartphone può essere utile (per alcuni). È anche piuttosto di moda. Ad ogni modo, il modo in cui questo Internet delle Cose si è sviluppato suppone che la mia sindrome di Cassandra sia diventata una realtà.

FonteFonte

Qualche evento recente:

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Un hotel sulle rive del Colorado. Wow!

Nel mondo ci sono tante città belle e particolari, poi ci sono vulcani, valli e canyon, isole e laghi. E poi ci sono anche i fiumi, tanti fiumi e ognuno diverso dall’altro. Alcuni sono maestosi, come il Rio delle Amazzoni con relative foreste, anaconde, piranha, coccodrilli e altri pericoli sott’acqua. Poi c’è il Nilo (non l’ho mai visto di persona) che scorre in mezzo al deserto, anch’esso popolato da coccodrilli e che avrebbe da raccontare mille e più storie sul genere umano. C’è il Mississipi con i suoi racconti alla Tom Sawyer. Il Danubio e il Reno (con la bella Lorelei e le canzoni di soldati caduti in battaglia). Poi c’è il Fiume Giallo con le sue acque scure e profonde (non l’ho mai visto di persona), l’infinito Lena con i suoi Pillars. Beh, l’elenco potrebbe essere infinito, volete darmi una mano?

C’è un altro fiume, piuttosto particolare, nella zona sud-ovest degli Stati Uniti (e a nord-ovest del Messico). Si tratta del fiume Colorado. Un fiume così impressionante da chiamarci uno stato con il suo nome e che scorre lungo i paesaggi rocciosi di vari stati USA: Colorado, Utah, Nevada e California. Controllare per credere.

La maggior parte di tutto quello che ho mostrato nei miei post sulla Utah si deve al fiume Colorado, che fornisce acqua a ben cinque stati e in particolare a una città nel bel mezzo del deserto: Las Vegas. Mi chiedo come questo fiume esista ancora.

Migliaia (o milioni) di anni fa, il fiume Colorado ha prosciugato il lago-mare interno che si trovava ad ovest degli Stati Uniti. È stato il fiume Colorado a plasmare queste “grinze” meravigliose che sono i canyon e che caratterizzano questa zona del continente nordamericano. Alcune sezioni delle rocce non sono state erose, nonostante il fiume ci abbia provato, e sono ancora lì in piedi ergendosi sui canyon. Il panorama è assolutamente allucinante per la sua bellezza, difficile da descrivere a parole. Bisogna vederlo con i propri occhi per crederci, vi consiglio caldamente di visitare questa zona!

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Dai dieci anni dal primo malware per smartphone fino a oggi

Il 15 giugno 2004, precisamente alle 19:17 orario di Mosca, è accaduto qualcosa che ha segnato una nuova era per la sicurezza informatica. Abbiamo scoperto il primo malware per smartphone. Si trattava di Cabir, infettava i dispositivi Nokia con sistema operativo Symbian e si diffondeva attraverso le connessioni Bluetooth non sicure. Con questa scoperta, il mondo ha appreso dell’esistenza di malware non solo per computer (di cui tutti, tranne forse dei monaci su un eremo, ormai ne erano ben a conoscenza) ma anche per smartphone. All’inizio molti erano un po’ scettici (Dei virus che infettano il telefono? Ma per piacere!), ma alla fine la verità è venuta a galla e chi prima (nel giro di mesi), chi dopo (sono passati decenni) hanno dovuto accettare la dura realtà (anche se probabilmente c’è ancora gente in giro che non lo sa). In ogni caso, i nostri analisti con questa scoperta hanno fatto la storia!

Perché abbiamo battezzato il malware Cabir? Perché esisteva una speciale stanza protetta nel nostro quartier generale di Mosca? E perché Cabir è andato a finire in tasca di un dipendente di F-Secure? Abbiamo posto queste e altre domande ad Aleks Gostev, il nostro Chief Security Expert, durante un’intervista per la nostra Intranet, che oggi vogliamo condividere con voi.

La storia inizia subito con questi due dispositivi che utilizzavamo per analizzare il malware:

The legendary Symbian-powered Nokia phones we used to analyze Cabir

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Alaska, che peccato…

… per il cattivo tempo.

Ciao a tutti!

Ecco, in breve, quello che troverete in questo post: un piccolo album fotografico con qualche commento circa il mio ultimo viaggio nel 49esimo stato americano. L’Alaska è l’ultimo luogo che ho visitato presente nella mia lista dei 100 posti da vedere al mondo.

Vi lascio qui una “le prove” del mio viaggio, ovvero alcune splendide foto…

AlaskaSembra una scena del film Duel, versione Alaska, no?

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Cybersicurezza: i nostri inizi – Quarta parte: CeBIT

Finalmente è arrivata l’estate. Ce n’è voluto di tempo! Ma non sono sicuro che sia la benedizione che normalmente è, visto che siamo ancora tutti seduti a casa in smart working. Certo, ci sono state “facilitazioni” qua e là in giro per il mondo, ma noi qui a K non abbiamo fretta di… accelerare le cose. Credo che questo valga anche per altre aziende IT che lavoreranno da casa almeno fino all’autunno, mentre altre sono propense a rimanere a casa fino alla fine dell’anno. E naturalmente i viaggi d’affari sono ancora impensabili, così come le fiere di settore e le conferenze, i Giochi Olimpici e il Festival di Cannes e tutta una serie di altri eventi di grande portata. Basti pensare che alcuni paesi hanno ancora le frontiere chiuse.

Quindi sì, siamo ancora tutti in casa, non usciamo molto e ogni giorno che passa siamo un po’ più inquieti. Almeno per molti le cose stanno così, ne sono sicuro. Ci sono altri che approfittano di tutto il tempo a disposizione e fanno più esercizio fisico che mai! Io mi trovo nel mezzo. A volte sono stanco del fatto che i giorni sembrino tutti uguali ma comunque cerco di tenermi occupato. E questo include scavare nei miei archivi per trovare alcune vecchie foto, che portano a ricordi felici (il che mi fa pensare a quanto il mondo stia cambiando velocemente), che portano a questo mio nuovo post!

Sì, questa serie combina molta cyber-nostalgia, oltre a varie intuizioni personali e di business che ho raccolto nel tempo, che spero saranno utili per alcuni, o semplicemente interessanti per altri. Di conseguenza, continuo qui oggi con la quarta parte, e continuo i miei racconti, iniziati nella terza parte, sul CeBIT

Continua a leggere:Cybersicurezza: i nostri inizi – Quarta parte: CeBIT

Cybersicurezza: i nostri inizi – Terza parte: 1992-199x

Nel caso vi foste persi le prime due, siamo arrivati alla terza puntata sui miei inizi nel mondo dell’informatica. Dato che sono in lockdown come la maggior parte delle persone, ho più tempo a disposizione per poter fare una piacevole passeggiata nel viale dei ricordi della cyberseKurity. Normalmente adesso sarei su un aereo destinazione chissà dove, un po’ per affari e un po’ per turismo, di solito i viaggi occupano la maggior parte del mio tempo. Ma dato che niente di tutto ciò almeno offline/di persona è possibile al momento, sto usando una parte di quel tempo libero per poggiare le dita sulla tastiera e per buttare giù un flusso continuo di ricordi nostalgici dalla sfera personale / dal mondo Kaspersky Lab /o semplicemente aneddoti cyber-storici: in questo post, coprirò il periodo che vai dai primi anni alla metà degli anni Novanta.

Quando un errore di battitura si trasforma in un brand

All’inizio, tutte le nostre utility antivirus erano state denominate secondo il template “-*.EXE”. Ad esempio, “-V.EXE’2(antivirus scanner), “-D.EXE” (residente monitor), “-U.EXE” (utility). Il prefisso “-” fu usato per assicurarsi che i nostri programmi si trovassero in cima alla lista di programmi in un file manager (quando il lato tecnico si incontra fin da subito con le tattiche da PR).

Più tardi, quando rilasciammo il nostro primo prodotto completo, prese il nome di “Antiviral Toolkit Pro”, la cui abbreviazione logica avrebbe dovuto essere “ATP”, ma non fu così…

Verso la fine del 1993 o all’inizio del 1994, Vesselin Bontchev, che avevo incontrato in precedenti occasioni (vedete Cybersicurezza – pt. 1), mi chiese una copia del nostro prodotto da testare presso il Virus Test Center dell’Università di Amburgo, dove lavorava all’epoca. Naturalmente accettai e, mentre salvavo i file, per errore chiamai l’archivio AVP.ZIP (invece di ATP.ZIP), per poi spedirlo così a Vesselin senza rendermene conto. Qualche tempo dopo, Vesselin mi chiese il permesso di mettere l’archivio su un server FTP (in modo che fosse disponibile per tutti) e accettai di nuovo. Una settimana o due dopo mi disse: “Il tuo AVP sta diventando davvero popolare sull’FTP!”

“Quale AVP?”, chiesi.

“Cosa intendi con ‘Quale AVP’? I file che mi hai mandato tu, ovviamente!”

“COSA?! Cambiate subito il nome all’archivio, si è trattato di un errore!”

“Troppo tardi. È già in circolazione e si chiama AVP!”

E questo è quanto: AVP fu! Per fortuna, l’abbiamo fatta franca (più o meno) visto che il prodotto si chiamava Anti-Viral toolkit Pro (come ho detto, più o meno). Fatto trenta, facemmo trentuno: dopo di ciò, cambiammo il nome di tutte le nostre utility lasciando cadere il prefisso “-” e mettendo “AVP” al suo posto e ancora oggi lo usiamo nei nomi di alcuni moduli.

Primi viaggi d’affari in Germania per il CeBIT

Nel 1992, Alexey Remizov (il mio capo alla KAMI, dove prima lavoravo), mi aiutò a ottenere il mio primo passaporto per i viaggi all’estero e mi portò con lui alla fiera CeBIT di Hannover, in Germania. Lì avevamo uno stand modesto, condiviso con poche altre aziende russe. Il nostro tavolo era per metà occupato dal transputer KAMI, mentre l’altra metà con le nostre offerte di antivirus. Fummo ricompensati con un po’ di nuovi affari, ma niente di eccezionale. Comunque sia, fu un viaggio molto utile…

Le nostre impressioni sul CeBIT di allora erano di totale stupore. Una fiera enorme! E non era passato molto tempo da quando la Germania era stata riunificata, ci ricordava la Germania dell’Ovest, capitalismo informatico sfrenato! In effetti, uno shock culturale (seguito da un secondo shock culturale quando tornammo a Mosca, ma parlerò di questo più avanti).

Data l’enormità del CeBIT, il nostro piccolo stand condiviso non venne praticamente preso in considerazione. Tuttavia, fu il proverbiale “primo passo” (il più difficile) per entrare in questo mondo. Passo che fu seguito da una seconda visita al CeBIT quattro anni dopo, quella volta per iniziare a costruire la nostra rete di partner europei (e poi globali). Ma questo è un argomento per un altro giorno post (che penso potrebbe essere interessante soprattutto per chi inizia il proprio lungo viaggio professionale).

Comunque, anche allora, avevo capito che il nostro progetto aveva un disperato bisogno di un qualche tipo di supporto di PR/marketing. Ma dato che avevamo, tipo, appena due rubli da mettere insieme, più il fatto che i giornalisti non avevano mai sentito parlare di noi, fu difficile ottenerne uno. Tuttavia, come risultato diretto del nostro primo viaggio al CeBIT, riuscimmo a ottenere un pezzo su di noi (e scritto da noi) sulla rivista russa di tecnologia ComputerPress nel maggio 1992: PR casalingo!

Ucci Ucci, sento odor di dollarucci (degli inglesi)!

Il mio secondo viaggio d’affari avvenne nel giugno-luglio di quello stesso anno, nel Regno Unito. Il risultato di questo viaggio fu un altro articolo, questa volta su Virus Bulletin, intitolato The Russians Are Coming, la nostra prima pubblicazione all’estero. Comunque, nell’articolo si parlava di “18 programmatori”. Probabilmente c’erano 18 persone in totale che lavoravano alla KAMI, ma nella nostra divisione AV c’eravamo solo noi tre.

Londra, giugno 1992

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